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Coronavirus, rabbia carabinieri: "Ai militari in strada gel igienizzanti scaduti ad agosto"

La lettera di Unarma, associazione sindacale. Da via della Moscova posizione diversa

Lavorano in quelli che tecnicamente vengono definiti "ambienti particolarmente a rischio di contagio". Si trovano a operare ogni giorno per strada nel bel mezzo dell'emergenza Coronavirus, che soltanto in Lombardia - stando ai dati ufficiali delle 18 di venerdì 6 marzo - ha già fatto registrare 2612 casi di contagio e 135 vittime. Eppure, quando la centrale chiama, loro non possono tirarsi indietro, devono andare e intervenire in una città che spinge sempre di più verso la "socialità ridotta" e verso lo smart working.

In cambio loro, che sono i carabinieri, avrebbero diritto soltanto a una cosa: una sorta di kit di protezione per ridurre al minimo, o quanto meno provarci, il pericolo di contagio in caso di interventi "particolari". Quindi: guanti, mascherine e gel. Però, stando a quanto denunciato e messo nero su bianco da "Unarma" - l'associazione sindacale carabinieri - per molti di loro non è stata usata neanche questa precauzione. 

Coronavirus, "gel scaduto ai carabinieri"

"Continuano a giungere a questa associazione sindacale carabinieri segnalazioni di preoccupazioni da parte, in questo caso, del personale militare del nucleo radiomobile di Milano che opera in ambienti di lavoro ritenuti particolarmente a rischio di contagio da Coronavirus, i quali segnalano che i dispositivi di protezione individuale, Dpi, distribuiti sono scaduti", si legge in un documento indirizzato al comando generale dell'arma dei carabinieri e al comando legione carabinieri Lombardia.   

"Nello specifico - sottolineano dal sindacato - il presidio medico battericida e virucida, risulta scaduto nell'agosto del 2019": in sostanza il gel dato in dotazione ai vari militari delle pattuglie sarebbe scaduto dall'estate. Non avrebbe nessuna controindicazione, ma - evidentemente - se così fosse, non avrebbe nessuna utilità. 

"Sostituirli con quelli validi"

"Rilevato che tra gli interessi primari di questa associazione, portatrice di interessi diffusi, vi è la tutela della salute del carabiniere, diritto fondamentale dell'individuo e del lavoratore militare, nello spirito di offrire la massima collaborazione per la riduzione del rischio di infezione tra i militari operanti in prima linea e per prevenire la propagazione del virus, si segnala - chiedono da Unarma - l'urgenza di porre in essere tutte le procedure necessarie alla verifica dell'idoneità dei Dpi finora distribuiti".
 
"Si chiede - si conclude la lettera a firma segreteria nazionale - di ritirare immediatamente i prodotti scaduti e sostituirli con quelli in corso di validità". 

Stando a quanto filtra da via della Moscova, i gel inizialmente dati in dotazione ai carabinieri appartenevano a "vecchie distribuzioni", mentre - fanno sapere - i dispositivi assegnati ora sono "assolutamente in regola con le scadenze". 

Gel scaduto e poche maschere? 

Secondo quanto risulta a MilanoToday, però, la realtà in strada sarebbe un po' diversa, probabilmente anche per l'elevato numero di "dispositivi" da reperire e distribuire - le stesse difficoltà le sta avendo la regione coi medici - e chiaramente perché la situazione in sé è evidentemente di natura "eccezionale" e per questo difficile da gestire.

Nelle auto di pattuglia, infatti, ci sarebbero ancora molti gel scaduti - qualcuno addirittura a maggio - e le mascherine protettive sarebbero riservate soltanto al capo turno e al comandante di squadra. Da qui la richiesta del sindacato di fare presto. Intanto, i carabinieri continuano a intervenire. Sempre.   

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