Milano, il centrodestra visita il Cpr di via Corelli: "Struttura idonea al suo scopo"

Le parole dell'assessore regionale lombardo alla Sicurezza, Immigrazione e polizia locale, De Corato

Cpr

L’assessore regionale lombardo alla Sicurezza, Immigrazione e polizia locale, Riccardo De Corato ha visitato il Centro permanente per i rimpatri (Cpr) di via Corelli a Milano. “Visito finalmente una struttura – ha sottolineato De Corato – videosorvegliata con telecamere speciali utilizzata per lo scopo per cui è stata ristrutturata. Complessivamente può ospitare 140 persone, 28 delle quali in un apposito reparto Covid, separato dagli altri padiglioni”.

“Per un anno – ha aggiunto l’assessore – abbiamo atteso la sua apertura. Adesso accoglie i primi ospiti, alcuni dei quali sono stati recentemente rimpatriati in Tunisia dopo le devastazioni dello scorso lunedì a Milano. Nel corso dell’incontro ho invitato le forze dell’ordine a continuare a lavorare con lo stesso impegno di sempre, esprimendo solidarietà ai colleghi feriti nei giorni scorsi dai migranti. Al momento sono ospitate nell’edificio 25 persone, 22 tunisini, 2 marocchini ed un uomo originario dello Sri Lanka”.

“Si tratta di una struttura fondamentale – ha concluso De Corato – necessaria nella nostra regione che conta secondo i dati Orim e Polis quasi 112.000 clandestini, 51.400 dei quali solo a Milano. Quella dei rimpatri di delinquenti e irregolari è la strada giusta e mi auguro – conclude De Corato – si proceda in questa direzione”.

Sono diverse le manifestazioni che si sono svolte in città per protestare contro la struttura. La “Rete Mai più lager – No Cpr” ha indetto vari momenti di dissenso.

“Dopo solo due settimane dall’apertura, le condizioni disumane in cui sono costrette le persone hanno portato il 12 ottobre a una prima legittima rivolta che ha coinvolto tutti i reparti e causato il ferimento di quattro trattenuti (sebbene molti siano ancora gli aspetti da chiarire) e la dice lunga sulla loro esasperazione” si legge in una delle note diffusa dalla Rete, che prosegue parlando di “un hub che nel silenzio generale sta vedendo un fitto flusso di deportazioni di persone coinvolte in uno spietato ed illegittimo giro dell’oca con pedine umane”.

“Denunciamo – si conclude il comunicato dei No Cpr – le condizioni di chi è costretto a una prigionia disumana, con isolamento stretto e totale privazione dei diritti, davanti al Comune perché nessuno in città possa girarsi altrove e dire ‘non sapevo’: né cittadine e cittadini che ancora pensano che il Cpr di via Corelli non tornerà più ad essere il luogo di abusi giuridici e umani che è stato prima della sua chiusura del 2013, né il primo di essi, il sindaco Beppe Sala, che ha confermato la propria non contestazione della scelta del governo di portare a termine l’opera iniziata dal ministro Minniti, proseguita da Salvini e completata dalla ministra Lamorgese”.

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