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Cronaca Sant'Ambrogio / Via Edmondo de Amicis

Aggressione a un'automobilista: risponde la Critical Mass

Un esponente della «Massa» ci ha inviato una mail con le dichiarazioni del presunto responsabile dell'aggressione: «mi scuso per il gesto»

La Critical Mass di Milano prende posizione sull’incidente avvenuto in via De Amicis. Un esponente dei ciclisti ha contattato la nostra redazione riportando la dichiarazione, non firmata, di un ciclista. Lo stesso — secondo quanto scritto — che ha danneggiato uno specchietto retrovisore di un’automobile durante la «massa» dello scorso 22 gennaio. L’uomo ora vorrebbe incontrare l’automobilista per un chiarimento..

Secondo la ricostruzione fornita, i ciclisti stavano percorrendo via De Amicis secondo il senso di marcia, non in contromano, «e una fila di auto procedeva a velocità moderata sulla corsia alla mia sinistra, superandomi senza nessun intralcio», ha scritto il danneggiatore.

«A un certo punto alle mie spalle — ha proseguito — è arrivato un Suv che ha iniziato a suonare in modo molto insistente, come se pretendesse la corsia libera per poter  superare a destra le altre auto». L’uomo quindi si sarebbe fermato per capire il motivo per cui l’automobilista suonasse. «La distanza che ci divideva — ha continuato —  era di qualche metro, ma mentre la mia bicicletta si era fermata, il Suv ha continuato ad avvicinarsi per poi improvvisamente accelerare urtando la bici, causando la rottura del fanalino posteriore e compromettendo parafango e ruota».

«Dopo il primo urto ha continuato ad avanzare colpendo e spingendo ripetutamente la bicicletta, impedendomi così di spostarmi da quella situazione di pericolo». La conducente del mezzo avrebbe arrestato la marcia dopo l’intervento di altri ciclisti, che invece non sono «riusciti a impedire un mio gesto di reazione causato soprattutto dalla paura per il pericolo appena scampato: ho colpito lo specchietto sinistro del Suv, rompendolo».

«Non ci sono giustificazioni per la mia reazione e mi scuso per il gesto, veramente brutto. Vorrei tuttavia che si riflettesse — ha concluso — su quanto può essere pericolosa una macchina che avanza verso una bicicletta fino a investirla, volontariamente e consapevolmente».

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