Cronaca Fiera / Piazzale Giulio Cesare

Posata la prima pietra del “Curvo” di Milano, il nuovo grattacielo di 31 piani e 175 metri

L'opera, progettata da Daniel Libeskind, terminerà nel 2018. Il grattacielo sorgerà in CityLife, tra lo "Storto" e la Torre Isozaki. Ecco tutti i dettagli del progetto. Le immagini

La prima pietra de "Il Curvo"

Il primo passo è fatto. Il calendario è già tracciato: nel 2016 il via ai lavori, nel 2018 la consegna. E l’inaugurazione. 

È “nato” ufficialmente il “Curvo” di Milano, il grattacielo progettato dall’archistar Daniel Libeskind che sorgerà in CityLife, tra i due illustri “colleghi” lo Storto e Isozaki. La prima pietra della struttura è stata posata martedì mattina alla presenza del padre del disegno, dell'amministratore delegato di CityLife Armando Borghi, del direttore tecnico Marco Beccati e di Emiliano Cacioppo di Cmb, impresa che si occuperà dei lavori di costruzione

Una volta terminato, spiega la scheda tecnica del grattacielo Libeskind, l’edificio avrà una caratteristica forma ricurva - da qui il nome il “Curvo” - e trentuno piani per un’altezza complessiva di 175 metri e una superficie lorda commercializzabile di circa 33mila metri quadri.

Torre Libeskind sarà direttamente connessa con la galleria commerciale del CityLife Shopping District e alla Piazza Tre Torri, collegata con la linea metropolitana M5. “L’accesso veicolare - spiega il progetto - sarà garantito da un innovativo sistema di viabilità interrata riservata alle Torri ed al Commerciale, con risalite dai parcheggi direttamente verso la lobby della Torre e la Galleria commerciale stessa”.

Il concept architettonico è così descritto dallo studio Libeskind: “Le immagini da cui si è tratta ispirazione sono la cupola rinascimentale e la scultura michelangiolesca della Pietà Rondanini. La cupola come elemento classico, anche prendendo a riferimento gli studi di Leonardo, definisce uno spazio interno e al tempo stesso diviene un elemento urbano e territoriale, un segnale per tutta la città. Per vie differenti, ma con medesimo intento emotivo e concettuale, la Pietà Rondanini, opera mirabile di Michelangelo Buonarroti conservata a Milano, con l’inarcamento dei corpi vuole comunicare protezione e intimità".

"Così - spiega Libeskind - nascono i presupposti creativi che hanno portato alla definizione della forma della torre, un intervento urbano che dialoga con le altre due torri e unitamente ad esse definisce un nuovo luogo della città, la piazza, e per la città, il landmark urbano rappresentato dallo skyline del masterplan CityLife”.

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