Milano, lutto per la morte del 20enne Davide Ciceri: biker e autore di Dal 7° cielo al 7° piano

Davide era ironico, lucido, intelligente, felice e con una grandissima voglia di comunicare

Davide

È morto Davide Ciceri. Per capire chi fosse questo giovane di 20 anni, di Liscate (Milano), è necessario vedere la sua fanpage su Facebook. Nella fotografia del profilo è in piedi in una spiaggia, appoggiato sulla sua gamba sinistra mentre al posto della gamba destra, amputata per colpa di un osteosarcoma (un tipo di cancro alle ossa), c'è uno squalo di peluche. Nella foto di copertina è invece sdraiato sull'asfalto davanti a una pala meccanica, come se questa gli avesse tranciato la gamba. Davide era così: ironico, lucido, intelligente, felice e con una grandissima voglia di comunicare.

Davide Ciceri in moto-2

Foto: Davide in moto (Dal suo profilo Fb)

Si è spento a causa di quel tumore che aveva scoperto di avere appena 16enne. Una malattia che lo aveva portato direttamente "Dal settimo cielo al settimo piano", come ha titolato il libro che ha scritto per raccontare la sua esperienza. Dal settimo cielo in cui vive un adolescente che fino ad allora aveva praticato snowboard e motocross al settimo piano del reparto di pediatria oncologica dell'Istituto tumori di Milano, dove si è sottoposto alle cure. Per la stesura del testo è stato supportato dal medico Andrea Ferrari e dal giornalista medico-scientifico Edoardo Rosati.

Della sua malattia arrivata come un fulmine a ciel sereno, Davide parlava senza timore. Trasmetteva una forza d'animo e un'energia incredibile e con diverse associazioni spesso parlava ai ragazzi della sua età nelle scuole. Parlava davanti ai giovani anche di mototerapia, considerando che con il tempo aveva ripreso a fare motocross, da vero biker qual era. I progetti per il futuro non gli sono mai mancati. In una recente intervista su Moto.It ha detto molto sulla sua esperienza. "Io in questo percorso ho conosciuto molta gente con un cuore grande. Vorrei far capire alla gente che c'è bisogno di un po' di cuore", diceva.

Negli ultimi giorni di emergenza sanitaria aveva scritto un post per parlare della realtà delle malattie 'rare' come la sua. "In questi ultimi giorni - ha pubblicato - ho visto influencer, stilisti, grandi società, gruppi del fantacalcio, curve degli stadi, e chi più ne ha più ne metta, donare o avviare raccolte fondi da diversi milioni di euro con lo scopo di dare un aiuto che possa realmente fare la differenza in questa tragica situazione del coronavirus. Una cosa piacevole da vedere perché è la dimostrazione che l’unione fa la forza e che se c’è un importante obiettivo da raggiungere con la buona volontà e con il buonsenso della gente si possono fare grandi cose".

"Allo stesso tempo - scriveva - un po’ questa cosa mi rende triste. Magari mi rende triste perché io sono uno dei rarissimi adolescenti colpiti da osteosarcoma (una rara malattia dove per mancanza di fondi le cure sono le stesse che si usavano 30 anni fa), o magari perché il mio parere può essere molto di parte visto che parlo di una situazione che vivo in prima persona... ma se tutte queste donazioni venissero fatte con più frequenza e a diversi rami della medicina non si potrebbero ottenere ancora più soddisfazioni e risultati?"

"Mi piace pensare alla generosità della gente ma non mi piace pensare che è stato fatto soltanto in un momento di pericolo generale e per una cosa che tutti si sentono molto vicina. Allora questo gesto sarà stato fatto per altruismo e generosità o sarà stato fatto per cercare di riportare tutto questo alla normalità con l’obiettivo di tornare a viversi al più presto le proprie vite? Con questo messaggio non voglio alzare nessuna polemica perché come ho detto mi ha fatto molto piacere vedere tutta la gente che si è mossa ottenendo grandi risultati... ma domani quando il coronavirus non ci sarà più, e voi vi sentirete al sicuro senza niente che minaccia la vostra salute... sarete ancora così altruisti nel finanziare in maniera così consistente il ramo della medicina per cercare di combattere anche le patologie che sentite lontane (a differenza del coronavirus) dalle vostre vite? Con affetto. Davide".

Un appello, una provocazione quella di Davide, che oggi più che mai dobbiamo tenere a mente. 

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