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Davide Colombo (al centro) con giubotto antiproiettile

Davide Colombo (al centro) con giubotto antiproiettile

La storia di un fotografo: “Ciao Milano, vado "in guerra"”

La storia di Davide Colombo, fotografo milanese freelance partito per raccontare l'Ucraina di questi giorni, in un'intervista esclusiva rilasciata a Milano Today

Davide Colombo, nato a Milano 37 anni fa, è un fotografo freelance. Viveva nel quartiere Giambellino fino a al 4 marzo scorso, quando ha deciso di mollare tutto e andare a raccontare con gli occhi del reporter quello che sta succedendo in Ucraina

Davide, prima di raccontarci cosa stai facendo in quella parte di est Europa in crisi, dicci quale era la tua occupazione a Milano e perché hai deciso di fare una scelta così “forte”?

"Ero un fotografo, ho iniziato tardi la professione, “solo” 6 anni fa. Questo mestiere ho però subito avuto un grande fascino in me, mi appassiona totalmente e per questo motivo ho deciso di andare a raccontare, con gli occhi del reporter, quello che sta succedendo in questi giorni in Ucraina. In Italia, purtroppo, si lavora poco e male, non c’è meritocrazia. Io lavoravo nell’ambito della nightlife, fotografavo la notte… nulla di esaltante ma soprattutto pagamenti a 90 giorni… quando si era fortunati".

Ecco, quindi, che hai deciso di andare verso Kiev senza un aggancio e senza un contatto?

"Esatto, un po’ di conoscenze del settore del reporting di guerra me le sto facendo in questi giorni. A me, come detto, mi piace raccontare. Non ce la facevo più a stare a Milano in quella condizione facendo qualcosa che non mi stimolasse. Ho preso un volo per la capitale ucraina, prenotato un ostello e eccomi qua". 

Ora dove sei e come è la situazione?

"Ora mi sono spostato a Donestk, la città operaia dell’Ucraina quella con le maggiori miniere di carbone e gli stabilimenti d’acciaio. La situazione ogni giorno è “calda”, gente in piazza, scontri. Solo qualche giorno fa, ad esempio, è morto un manifestante. Ora con il responso sul referendum sulla Crimea il clima credo potrebbe calmarsi. Ma in uno scenario di crisi e di semi-guerra civile come questo, ogni secondo potremmo essere smentiti".

Come vanno i tuoi giorni, la tua quotidianità, cosa fai?

"Dormo poco, quando mi dice bene arrivo a 5 ore a notte. Ora sono in un albergo, ma ho dormito in ostelli e in camerate con altri colleghi. Alle 7.30 sono sveglio, mi metto davanti al computer per curare la corrispondenza e per vedere la stampa estera quello che racconta. Alle 10.30 sono già in piazza a toccare con mano le sensazioni, gli umori e i motivi della rivolta di questa popolazione. Scatto e faccio video, un pranzo veloce e poi di nuovo alla ricerca di nuove storie da immortalare in una posa. Poi una cena un po’ meno frenetica, con qualche altro collega o con qualche ucraino che vuole raccontarmi il suo punto di vista. Tra l’altro la popolazione è incredibilmente cortese, mi vede con curiosità e mi rispetta per quello che faccio. Infine il letto… dalle 3 alle 5 ore di sonno, ma di cui non posso proprio fare a meno".

Il tuo prossimo passo quale sarà?

"Mi sarebbe piaciuto andare in Crimea, ma la situazione lì è veramente off limits. Sembrerebbe che un collega italiano arrivato sul confine sia stato accolto dai militari russi in modo non troppo amichevole. “Spogliato” della sua strumentazione è stato rispedito in Ucraina. Per ora, quindi, continuo a fare il mio lavoro a Donetsk sperando di vendere qualche servizio e progettando una mostra su tutto il materiale che ho prodotto in questi giorni che farò sicuramente a Milano una volta tornato".

Quando tornerai? 

"Credo tra il 20 e 21 marzo… ma chi può dirlo".

Un milanese in Ucraina, come ti trattano? 

"Quando dico che vengo da Milano la battuta sulla moda o su Shevchenko è matematica, tra l’altro io sono milanista quindi è anche un grande piacere (scherza Davide ndr). Nel complesso vengo trattato come qualsiasi altro professionista che sta facendo il suo lavoro. Loro sono un popolo in difficoltà, ma con una grande dignità".

Qualcosa di strano che ti è capitato?

"Un albergatore che mi ha invitato a sparare con un kalashnikov nei boschi  contro gli alberi può bastare? Meno male che ho fatto il militare".

Che altro aggiungere… in bocca al lupo per il tuo lavoro.

"Crepi, ma una cosa l’aggiungo io. La mia emai: photographer4life@hotmail.it. Come vi dicevo nel mondo del reporting di guerra ci sono finito con il cuore e con la passione della professione, senza pensarci troppo. Chiunque, quindi, volesse contattarmi, collaborare, avere i miei servizi o propormi un qualsiasi altro lavoro non deve fare altro che scrivermi".

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