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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca

La Dia conferma legami tra 'ndrangheta, aziende e politica lombarda e avverte: vigilare su Expo

Secondo la Direzione investigativa antimafia le cosche calabresi condizionano la vita economica e politica della Regione Lombardia. Nella relazione inviata al Parlamento inoltre la Dia avverte: probabili le infiltrazioni dell'organizzazione criminale nei cantieri dell'Expo

La 'ndrangheta condiziona la vita sociale, economica e politica della Lombardia, stringendo legami con le aziende e infiltrandosi negli appalti pubblici. Ad affermarlo in una relazione inviata al Parlamento è la Direzione investigativa antimafia.

La Dia dunque non solo conferma quanto affermato dallo scrittore Roberto Saviano nel corso della seconda puntata di Viene via con me, affermazioni che hanno dato vita ad uno scontro tra il ministro dell'Interno Roberto Maroni e lo scrittore Roberto Saviano, ma lancia anche l'allarme sulla "costante e progressiva" evoluzione delle cosche calabresi nelle regioni del nord Italia.

La relazione della Dia è aggiornata ai primi sei mesi del 2010.
La fotografia che ne viene fuori: le cosche hanno messo radici in Piemonte e in Liguria, in Veneto ed in Emilia Romagna ma soprattutto in Lombardia. Esse inoltre hanno già messo gli occhi e forse anche le mani sulle opere dell'Expo 2015. Per questo, dice la Dia, serve un "razionale programma di prevenzione" che blocchi le infiltrazioni e che coinvolga non solo forze di polizia e magistrati ma tutta la società civile.

I metodi per infiltrarsi nel tessuto sociale lombardo. Sono gli stessi utilizzati in Calabria: la costante ricerca del consenso e l'assoggettamento, attraverso le minacce e le estorsioni. Così facendo gli imprenditori mafiosi "interagiscono con gli ambienti imprenditoriali" sani; da un lato trascinando le cosche "nelle attività produttive" e dall'altro "collegandole con ignari settori della pubblica amministrazione, che possono favorirne i disegni economici". Come? Attraverso "propri e sfuggenti cartelli di imprese - dice la Dia - che si infiltrano nel sistema degli appalti pubblici, nel combinato settore del movimento terra e in alcuni segmenti dell'edilizia privata, come il multiforme comparto delle cosiddette 'opere di urbanizzazione'".

Le imprese controllate dai boss offrono anche vantaggi concreti agli imprenditori e alle amministrazioni pubbliche, utilizzando il ricorso al massimo ribasso nelle gare d'appalto e garantendo la realizzazione dei lavori in tempi rapidi, fattore di importanza decisiva" nei contratti. Questa strategia, annota la Dia, fa sì che il "condizionamento ambientale" della 'Ndrangheta in certi contesti lombardi e' talmente forte da esser riuscito "a modificare sensibilmente le dinamiche degli appalti, proiettando nel sistema legale illeciti proventi e ponendo le basi per ulteriori imprese criminali".

Da questo contesto non è esente da responsabilità la politica visto che "taluni compartimenti della criminalità organizzata sono riusciti ad interagire" con settori della pubblica amministrazione. Non a caso le operazioni 'Parco Sud' e 'Cerberus' della Gdf, hanno portato alla luce "il coinvolgimento di alcuni personaggi, rappresentati da pubblici amministratori locali e tecnici del settore che, mantenendo fede con talune significative componenti organicamente inserite nelle cosche, hanno agevolato l'assegnazioni di appalti ed assestato oblique vicende amministrative".

Veri e propri legami tra mafia e politica, dunque, emersi dall'indagine che ha consentito di individuare nella zona sud ovest di Milano alcune diramazioni delle 'ndrine Barbaro-Papalia e che ha portato all'arresto del vice presidente di una Spa, dell'ex sindaco di Trezzano sul Naviglio, del vertice del Cda di aziende pubbliche impegnate nella gestione delle risorse idriche nel milanese e di un componente del consiglio comunale e di un geometra dello stesso comune di Trezzano. C'é però un ulteriore elemento che meglio di ogni altro conferma come ormai sia profondo l'intreccio tra economia mafiosa ed economia legale, tra cosche e politica: è la "pacifica accettazione" da parte di una fetta della società, che imprese "riconducibili a cartelli calabresi" operino nei settori dell'edilizia pubblica e privata. "Il movimento terra resta allo stato attuale l'attività principalmente controllata dalle compagini calabresi - scrive la Dia - a tal punto che è diventato fisiologico per le ditte esecutrici di interventi edilizi rivolgersi a determinate ditte per l'esecuzione di tali attività, assicurando peraltro al committente una sorta di garanzia sull'esecuzione dei lavori senza ulteriori interferenze".

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