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Il parcheggio di Trezzano col cartello di divieto di fermata

Il parcheggio di Trezzano col cartello di divieto di fermata

Trezzano, "divieto di fermata" per contrastare la prostituzione

In un parcheggio in cui stazionano le prostitute (in auto) oltre ai camionisti (a dormire): ennesimo esempio di politiche fallimentari dei comuni sull'argomento

Un cartello col divieto di fermata in un parcheggio, "escluso i residenti", in una zona in cui di residenti ce ne sono davvero pochi. E' - in realtà - uno dei tanti tentativi con cui i comuni di tutta Italia cercano di limitare il fenomeno della prostituzione in strada. Siamo a Trezzano sul Naviglio, nell'hinterland sud-ovest di Milano. Un comune che - come i limitrofi Cesano Boscone e Corsico - combatte da anni una battaglia contro la prostituzione, in passato anche a suon di ordinanze: quelle ordinanze sperimentate anche a Milano nell'era Moratti, ma ormai in declino perché spesso considerate illegittime dai Tar. Anche se a Rho, per esempio, se n'è parlato nell'estate 2013.

Torniamo al cartello. E' stato posto nel parcheggio che, di giorno, viene usato per recarsi alla Conbipel e a Maxi-Brums, appena dopo la tangenziale. Di sera, invece, ci sono due categorie di utilizzatori: i camionisti che dormono nei loro Tir (che si vedono nella fotografia) e le prostitute che aspettano i clienti in automobili a noleggio. Si tratta per lo più di donne dell'est (Albania, Ucraina, Romania), ma anche qualche italiana, non più giovanissime.

Il divieto di fermata dalle 21 alle 6, escluso i residenti, suonerebbe bene se servisse davvero ai residenti. Che però, appunto, ne fanno tranquillamente a meno: parcheggiano altrove, vicino a casa loro. I Tir sono assolutamente tollerati, come si evince dalla fotografia, e quasi altrettanto tollerate (il quasi è d'obbligo) anche le stesse prostitute che, in linea teorica, si vorrebbero allontanare. Spesso infatti le forze dell'ordine fanno un giro, identificano, controllano, multano se c'è qualcosa che non va (una in auto beccata senza patente, per esempio), ma quasi nulla più.

Vien da chiedersi se i cittadini di Trezzano si sentono soddisfatti di questo provvedimento, che di sicuro non ha eliminato il fenomeno né in quel parcheggio né nelle strade limitrofe alla Nuova Vigevanese. Le elezioni comunali, di qui a breve, potrebbero essere un'ottima occasione per sviluppare una politica locale più seria sull'argomento, che non trascuri un aspetto fondamentale: il sindaco, è vero, prende i voti dei residenti e quindi cerca di accontentarne gli umori, ma è anche autorità sanitaria locale, in senso lato. E come tale deve o dovrebbe occuparsi non solo di improbabili divieti che poi non vengono rispettati, ma anche dei risvolti socio-sanitari del fenomeno sul proprio territorio. Ad esempio: c'è qualche ragazza che ha urgente bisogno di essere aiutata a liberarsi dalla morsa del racket dello sfruttamento? E che magari subisce violenze e soprusi fin da quand'era minorenne?

Nel frattempo si è aperto il dibattito sulle case di tolleranza, chiuse dalla Legge Merlin negli anni '50, che il centrodestra regionale vorrebbe riaprire per via referendaria. Ottenendo anche qualche approvazione a sinistra.

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