Venerdì, 23 Luglio 2021
Cronaca San Siro / Piazzale Selinunte

“Io, picchiata e umiliata dai vigili": una donna denuncia i ghisa, la Locale: "Siamo sereni"

La denuncia di una donna, finita in ospedale. Ma la versione della Locale è diversa

Polizia locale

Sarebbe stata trattata "come il peggiore dei criminali". Avrebbe preso qualche colpo proibito, un pugno e una ginocchiata, soltanto per un documento. E il dolore per quelle ferite - messe nero su bianco da un referto medico - è stato superato, dice, dalla vergogna di una “dignità da essere umano schiacciata e cancellata” da alcune frasi che mai avrebbe voluto sentire. Perché Aurika, operatrice sociosanitaria di trentotto anni, origini ucraine e cittadina italiana dal 2003, si è sentita umiliata e offesa nella dignità prima e sul corpo poi. A colpirla, stando alla sua denuncia, sarebbero stati alcuni agenti della polizia locale di Milano ai quali lei stessa si era rivolta. 

Le presunte violenze sono "ufficializzate" in una denuncia che lei e il suo avvocato, il penalista Marco Baroncini, hanno presentato lunedì 4 dicembre, a tre mesi esatti dai fatti, al commissariato di Bonola. Quei tre mesi, spiega il legale, sono serviti per trovare i testimoni, nella querela ne vengono indicati quattro, e per raccogliere tutti gli elementi utili in vista dell'indagine. 

Tutto inizia nel primo pomeriggio di martedì 5 settembre, quando - ricostruisce lei stessa - la trentottenne telefona alla centrale operativa dei ghisa per chiedere un loro intervento. La donna è in strada con il figlio di sua sorella - un ragazzo ridotto in sedia a rotelle dal diabete - e due macchine parcheggiate sul marciapiede le bloccano la strada verso il cancello, come accade molto spesso. Aurika attende a lungo, ma la risposta del vigile al telefono è sempre la stessa: “Non ci sono macchine né agenti liberi”. E così, solo dopo essere riuscita a rientrare in casa con il giovane, la trentottenne si arrende e decide di lasciar perdere. 

Dopo qualche ora, però, Aurika prende la sua bici ed esce nuovamente: è costretta ad andare in farmacia a comprare un medicinale per sua figlia - una bimba di sette mesi avuta insieme al marito, un quarantacinquenne italiano - e in piazzale Selinunte, dove da luglio scorso c’è un comando mobile della Locale, si trova davanti a otto vigili apparentemente “liberi”. A quel punto - racconta -, li osserva per un po’ e decide di avvicinarsi per chiedere ai ghisa come mai dalla centrale operativa le avessero più volte detto che tutti gli uomini erano impegnati. In un secondo, la situazione precipita. 

Gli agenti le chiedono un documento d’identità, la trentottenne spiega che non lo ha con sé perché la sera prima lo ha dimenticato in macchina del compagno, in quel momento a Vergiate per lavoro. La donna - questa la sua versione - fornisce tutti i dati per permettere agli agenti di controllare, poi - “spaventata dalla loro aggressività”, dice - dà un nome e un cognome falso. I vigili, però, - stando alla denuncia della vittima - non vogliono sentir ragioni: in tre la afferrano e cercano di caricarla nell’auto di servizio. Aurika si oppone - lo ammette lei stessa - ed è qui che il controllo si trasformerebbe in aggressione: “Un vigile mi ha colpito con un pugno in testa - ricorda la donna, piangendo -, un altro mi ha bloccato con un ginocchio sul seno e un terzo è entrato in macchina per tirarmi di peso dall’interno”. 

La trentottenne, dopo il presunto colpo alla testa, sviene. Quando riapre gli occhi, in piazzale Selinunte trova un’ambulanza del 118, oltre a tanta gente accorsa per il caos. “Qualcuno diceva che non ero una criminale e che mi conoscevano - ricorda la donna -. Qualcun altro chiedeva ai vigili di lasciarmi stare e un agente ha impugnato una pistola per convincere tutti ad andare via”. 

Tutti i momenti dei presunti abusi sono raccontati nella denuncia raccolta lunedì dagli agenti del commissariato Bonola. "I poliziotti deridevano la sottoscritta sostenendo che ella stesse inventando la presenza della bambina", si legge. E ancora: "Gli agenti le concedevano soltanto un minuto trascorso il quale l'avrebbero portata via, sottolineando, peraltro, di non riconoscerla come concittadina, e anzi, invitando a «tornare da dove era arrivata» Il tutto accadeva mentre altri agenti - riporta la denuncia di parte - ridevano e scattavano foto e video della vicenda". Quindi, ecco il momento della presunta aggressione: "La scrivente - c'è nero su bianco nella querela - veniva presa con forza e trascinata verso l'interno della vettura. Le ultime parole che ricorda prima di perdere conoscenza per qualche minuto sono quelle di un'agente donna: «Tiratela per i capelli così perde forza e non rimangono i segni»". 

La trentottenne, scossa e ferita, si fa medicare sul posto e rifiuta il trasporto in ospedale perché vuole soltanto tornare a casa dalla figlioletta, rimasta con la nonna. “Volevo avvisarla di cosa mi stava succedendo - racconta Aurika -, ma dopo che ho chiamato mio marito per chiedergli di venire con il documenti, i vigili mi hanno sequestrato il telefono e la borsa, trattandomi come il peggiore dei criminali”. Intanto, il compagno - un meccanico specializzato del settore corse - arriva in piazza con la carta d'identità della donna e gli agenti identificano entrambi, lasciandoli poi liberi. 

Una volta a casa - un appartamento in via Civitali -, la presunta vittima sta male: ha giramenti di testa e inizia a vomitare. "La sottoscritta - mette a verbale Aurika nella denuncia - notava diverse escoriazioni sul corpo, accusava forte emicrania e, pettinandosi, perdeva ciocche di capelli". Così, insieme al compagno va all’ospedale San Carlo, dove entra in pronto soccorso in codice giallo. 

L'accettazione al pronto soccorso

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Il referto di accettazione - ore 20.48 - spiega: “La paziente viene per trauma cranico, trauma arto superiore e inferiore destro e trauma addominale. Riferisce di essere stata scaraventata a terra e picchiata da otto persone. Riferisce - prosegue il documento - di essere stata aggredita e percossa da agenti di polizia locale. Riferisce contusione cranica seguita da perdita di conoscenza e vomito, dolore toracico e sternale da compressione sulla gabbia toracica, contusioni multiple agli arti”. Sul referto di dimissione, ore 1.18 del 6 settembre, si legge invece: “Trauma cranico commotivo, contusione toracica, contusioni ed escoriazioni multiple” con una prognosi di otto giorni. 

Cinque giorni dopo, l'11 settembre, Aurika si fa visitare da uno psichiatra dell'Istituto clinico San Siro, che le riscontra - stando alla denuncia - "ansia reattiva, paura a rimanere da sola e di uscire di casa, disturbo del sonno e perdita del latte", fino ad arrivare alla diagnosi di "disturbo post traumatico da stress" certificato da una visita neurologica del 16 settembre. 

Il referto d'uscita dal pronto soccorso

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Ma perché una semplice identificazione si è trasformata in una presunta aggressione, con una donna finita in ospedale? “Erano convinti - spiega Aurika - che io li avessi fotografati mentre erano fermi nei giardinetti a prendere il caffè e fumare. Una di loro, una vigilessa, continuava a incitare i colleghi dicendo che io avevo fatto delle foto o dei video, ma in realtà volevo soltanto sapere perché la centrale operativa non aveva inviato nessuno quando avevo telefonato. In più - continua - quando io ho detto ai vigili che non potevano trattare così un cittadino, uno di loro mi ha risposto che io non sono una sua cittadina, facendo riferimento alle mie origini ucraine, e questo ha cancellato la mia dignità”. 

Che in piazzale Selinunte, verso le 17 di martedì 5 settembre, qualcosa sia successo lo testimonia anche il verbale redatto dagli agenti della Locale, che però racconta una storia opposta rispetto a quella della donna. 

Nel “verbale di identificazione” e “informazione sul diritto di difesa” - redatto alle ore 19.34, un’ora e quattro minuti prima che Aurika entri in ospedale - gli agenti scrivono che “la presente - la trentottenne - viene avvertita che sono in corso indagini preliminari nei suoi confronti in ordine al reato di cui all’art 336, 337, 495, 651 del codice penale commesso e accertato in piazzale Selinunte”. 

Le accuse a carico di Aurika sono quindi di “violenza o minaccia a un pubblico ufficiale”, “resistenza a un pubblico ufficiale” - lei stessa ha ammesso di essersi opposta -, “falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri” e “rifiuto d'indicazioni sulla propria identità personale”, come ha confessato lei stessa. 

La denuncia della trentottenne è sul tavolo del commissariato, ma nella versione finora ricostruita da piazzale Beccaria non si fa riferimento a nessuna aggressione. La donna, stando a quanto trapela dalla Locale, è arrivata in piazza Selinunte urlando contro gli agenti e dicendo loro che non sapevano fare il proprio lavoro. A quel punto, un ghisa le avrebbe chiesto i documenti e avrebbe allertato il funzionario. La trentottenne  avrebbe fornito dati falsi e - sotto gli occhi di poliziotti e militari dell'esercito - avrebbe dato in escandescenze sdraiandosi a terra per evitare di essere messa in auto e avrebbe lanciato una bici contro una vigilessa, poi finita in ospedale. Quindi, dopo l’arrivo del marito - che aveva la carta d'identità di entrambi -, sarebbe stata identificata e lasciata andare soltanto dopo essere stata denunciata a piede libero.

Nella denuncia presentata dalla trentottenne - che chiama a testimoniare quattro persone -, l'avvocato ipotizza invece "i delitti previsti dagli artt. 610 e 582 del codice penale, aggravati dalla circostanza di cui all'art. 61,I comma, n.9" contro ignoti. Gli agenti - "ancora da identificare compiutamente" - vengono quindi accusati di "violenza privata" e "lesioni personali" aggravati dall'aver "commesso il fatto con abuso dei poteri, o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio".

"Già all'epoca dei fatti - la replica ufficiale della polizia Locale - si è provveduto a fare comunicazione all'autorità giudiziaria in merito all'accaduto". Dal comando, quindi, sottolineano di "essere sereni sulla correttezza dell'operato dei nostri agenti". 

Le versioni delle due parti, inevitabilmente, sono opposte tra loro. Gli unici punti fermi sono gli orari: il controllo alle 17, la denuncia della Locale alle 19.34 in punto e l'ingresso di Aurika, ferita, al pronto soccorso alle 20.38. Cosa sia successo nelle tre ore che vanno dalle 17 al ricovero lo stabilirà un'indagine. 

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