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I vecchi italiani e i nuovi albanesi: chili di droga tra pistole russe, auto speciali e la "Latteria"

Maxi operazione della Squadra Mobile di Milano: 33 arresti per droga tra l'Italia e l'Albania

Gli italiani avevano messo a disposizione la loro conoscenza del territorio, i loro nomi - tutti di spessore, noti nell'ambiente - e la loro esperienza, compresa quell'anagrafica. Gli albanesi, invece, veri maestri del settore, avevano messo in campo la loro capacità di far apparire e sparire chili e chili di stupefacenti da un lato all'altro dell'Europa, sbagliando quasi mai. E il mix evidentemente funzionava perché i due gruppi, insieme, facevano letteralmente affari d'oro. E hanno continuato a farli nonostante i sequestri e i blitz della polizia, almeno fino a martedì mattina quando gli agenti - al termine di una lunga indagine - hanno fatto scattare definitivamente la manette per tutti. 

In cella, per un'ordinanza firmata dal Gip Manuela Cannavale su richiesta dei pm Alessandra Dolci e Bruna Albertini della Dda, sono finiti 33 uomini, accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale e nazionale di stupefacenti. Altri quattro sono ricercati, mentre un quinto uomo è stato fermato durante le perquisizioni. 

Dal "killer delle carceri" alla cocaina

Dietro le sbarre sono finiti i componenti di due bande - gli italiani e gli albanesi, appunto - che con la loro droga avevano invaso utta Milano e parte di Emilia Romagna, Lazio e Puglia. Il lavoro degli investigatori della Squadra Mobile, coordinati dal dirigente Marco Calì, è partito dall'operazione "Miracolo", l'inchiesta del 2018 che aveva portato in cella altri trafficanti di cocaina che facevano viaggiare la droga dal Sudamerica in container pieni di ananas. 

Una delle figure principali di quel gruppo era il "vecchio" Santo Tucci, oggi 64 anni e "famoso" con il soprannome di "Killer delle carceri" perché accusato di quattro omicidi avvenuti proprio dietro le sbarre. Il 64enne era finito in manette ed era stato trovato in possesso di 28 chili di hashish, 1,7 di cocaina e una pistola Makarova, di origine russa, con un silenziatore artigianale. All'epoca, però, il trafficante era formalmente detenuto - poteva uscire soltanto di giorno per lavorare - e gli agenti avevano così intuito che non potesse fare tutto da solo. 

Scavando tra i suoi contatti e le sue amicizie, i poliziotti della sezione antidroga - guidati da Domenico Balsamo - sono arrivati ad altri due nomi "pesanti": Pietro Amante, 72enne messinese con una lunghissima esperienza nel mondo della droga, e Agatino Maurizio Scollo, catanese di 61 anni e anche lui decisamente abile nel muoversi nel mondo dello spaccio. 

A quel punto, dopo aver compreso che i vertici del gruppo di italiani erano proprio loro due, i poliziotti hanno iniziato a tenerli d'occhio raccogliendo giorno dopo giorno elementi e indizi. La prova regina del collegamento tra i due è arrivata quando gli investigatori hanno sequestrato a Scollo una Makarova identica in tutto e per tutto a quella trovata a Tucci, con un silenziatore evidentemente fatto dalle stesse mani. 

I chili di coca e gli incontri al bar

Gli ultimissimi dubbi sono poi caduti quando i poliziotti hanno trovato Amante a bordo di una Focus parcheggiata a Buccinasco e dal cui airbag sono saltati fuori chili e chili di cocaina. Pezzo dopo pezzo, investigatori e inquirenti hanno ricostruito i legami e sono arrivati agli albanesi, che erano i fornitori degli italiani, pur non disdegnando qualche collaborazione "alla pari". Come quando - stando agli atti - a dicembre del 2018 Scollo era andato fino a Roma per consegnare 5 chili di droga a un altro degli arrestati. Quella droga, chiaramente, arrivava dagli albanesi.  

Durante le indagini, i poliziotti sono riusciti a mettere le mani su 4 chili di cocaina, 35 di hashish, 52 di marijuana e 260mila euro, oltre ad aver arrestato in flagranza 12 persone. 

Martedì mattina, durante i blitz, i poliziotti hanno anche sequestrato 9 auto "speciali" - tutte con degli imboschi artigianali per la droga -, 3 scooter, 2 moto e due case a Milano. Ma soprattutto un locale di via Orti, la "Latteria", che secondo le indagini era la base operativa del gruppo di italiani. Lì, i "vecchi" si incontravano e si organizzavano per fare affari con i "nuovi" amici. 
 

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