Droga venduta a mezzo chilo alla volta e armi da guerra nel box: trafficanti arrestati

Smantellati dalla squadra mobile di Milano due famiglie albanesi (tra loro imparentate) che "dominavano" una vasta zona a nord di Milano

Parte della droga sequestrata

Erano in grado di "trattare" grosse quantità di droga, soprattutto cocaina, ma anche eroina, destinate a varie zone del Nord Italia, compresa Milano; avevano un "armamento" fatto non solo di classiche rivoltelle ma anche di mitragliatrici, armi da guerra che non è esattamente semplice reperire nel mercato nero. Armi che all'occorrenza rivendevano, come quando un loro fornitore di droga ne aveva chiesta una. E incutevano timore. Parecchio timore. Due famiglie albanesi, tra loro imparentate, con base nel Comasco sono state "decimate" dagli arresti della squadra mobile di Milano, diretta da Lorenzo Bucossi, a compimento di una indagine che risale al 2017 e che si era chiusa nel mese di febbraio del 2018 con un blitz. Gli ultimi arresti sono stati effettuati venerdì 20 settembre a Mariano Comense, una delle due località, insieme a Figino Serenza, in cui i due clan (peraltro tra loro imparentati, fino a formarne di fatto uno solo) vivevano e da cui dirigevano l'attività.

Video: armi e droga, smantellato il clan

Un'attività che era senz'altro molto redditizia. Gli agenti della sezione crimini degli stranieri, coordinati da Vittorio La Torre della mobile di Milano, hanno controllato i membri delle famiglie per circa 45 giorni "registrando" 40 cessioni di droga (sostanzialmente cocaina) per almeno 20 chili totali. Ogni singola cessione era di almeno 100-200 grammi ma, in realtà, la maggior parte di esse raggiungeva o superava il mezzo chilo e si poteva arrivare anche a due chili di droga. Cessioni, quindi, da diecimila euro l'una in su. 

I loro acquirenti erano certamente a loro volta spacciatori. Le due famiglie (Ajazi e Proskha), originarie di Durazzo, si procuravano la droga dall'Olanda e la trasportavano in Italia attraverso corrieri (uno dei quali, italiano, era stato arrestato in Germania con 5 chili di cocaina nell'auto). La facevano arrivare a Mariano Comense all'interno di un box, scoperto nel mese di febbraio 2018, in cui custodivano gli stupefacenti e le armi: 17 chili tra cocaina ed eroina, due pistole mitragliatrici, una pistola semiautomatica, un revolver, caricatori e munizioni. Il blitz al box di Mariano Comense ha portato a due arresti (due corrieri, uno dei quali, 20enne, si faceva chiamare "Rocco Siffredi") e un fermo.

Indagini partite dalla prostituzione

Le indagini erano partite, nel 2017, da una inchiesta sullo sfruttamento della prostituzione sulle strade di collegamento tra i paesi della bassa comasca e della Brianza, da parte di clan albanesi. Durante le indagini, coordinate dalla procura di Como, la squadra mobile di Milano s'era resa conto che una parte del clan si occupava anche, o soprattutto, di traffico di droga. Spesso le due attività sono correlate (gli introiti dello sfruttamento della prostituzione vengono "investiti" nel traffico di stupefacenti). 

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Gli investigatori della mobile sottolineano due aspetti: il fatto che il "mega clan", formato da due famiglie tra loro imparentate, incutesse timore generale per la numerosità dei membri e la capacità criminale; e l'ulteriore "prova" che, sul traffico di droga e lo sfruttamento della prostituzione, i clan albanesi risultano spesso i più pericolosi. Mariano Comense è anche zona di 'ndrangheta, ma non si ha alcuna prova di un collegamento anche indiretto. L'unico italiano coinvolto nella vicenda, compagno di una donna albanese di una delle due famiglie, era incensurato. Ma a lui erano intestate almeno due vetture usate per consegnare la droga e il box con la cocaina, l'eroina e le armi. Tutt'altro che "capo", era invece a disposizione dei voleri del clan. Ma, secondo la procura, non era nemmeno classificabile come semplice "corriere". 

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