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Milano sulla rotta del narcotraffico: sotto la Madonnina i test di qualità del 'fumo', 15 arresti

Sgominata banda di narcotrafficanti. A Milano veniva testata la droga in arrivo dal Marocco

Dal Marocco al sud Italia, ma soltanto dopo un passaggio - obbligato - da Milano. Nella notte tra domenica e lunedì, la polizia ha arrestato 15 persone - 14 in carcere e una ai domiciliari - accusate, a vario titolo, di "associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, detenzione ai fini della cessione di sostanza stupefacente" e "illecita detenzione di armi da fuoco" perché ritenute parte di una banda in grado di importare quintali e quintali di hashish dal Nordafrica all'Italia.

L'inchiesta, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Bari, è un filone dell'indagine "Ultimo avamposto" che, ad aprile 2019, aveva fatto finire in cella 10 uomini che avevano messo in piedi una vera e propria azienda specializzata nello spaccio di cocaina tra il Gargano e il Pescarese. 

L'anello di congiunzione tra le due operazioni è un cittadino marocchino residente in provincia di Foggia, che era il fornitore di droga ed è adesso considerato il capo del gruppo. Approfondendo le sue conoscenze, gli investigatori sono riusciti a ricostruire le sue reti scoprendo che la droga - in questa seconda inchiesta soprattutto hashish e marijuana - veniva prodotta in Marocco e fatta arrivare a Milano, dove veniva conservata a casa di un altro esponente dell'associazione, anche lui marocchino e regolare in Italia. 

"Nel corso dell’indagine - mettono nero su bianco i poliziotti pugliesi - sono stati documentati i viaggi che alcuni membri dell’associazione effettuavano a Milano per testare la sostanza stupefacente. Una volta che il carico di droga risultava di gradimento, veniva spedito in provincia di Foggia", dove poi veniva piazzato sulle varie piazze di spaccio. 

Durante l'inchiesta, i poliziotti sono riusciti a mettere le mani su 640 chili di hashish per un valore di 4 milioni di euro e 1,7 chili di marijuana, oltre che su due revolver che la banda stava acquistando da una coppia. I venditori - marito e moglie, entrambi residenti nel Napoletano - erano stati fermati mentre trasportavano le due armi in auto insieme ai propri tre figli, all'epoca tutti minorenni. 

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