Strage al tribunale di Milano, ergastolo per Giardiello: "Nascosi l'arma tre mesi prima"

L'imprenditore che uccise tre persone nel palazzo di giustizia di Milano è stato condannato all'ergastolo. Lui stesso in aula ha ammesso: "Ho portato la pistola lì tre mesi prima"

Giardiello sconterà l'ergastolo

Pagherà per quella strage. Per quelle tre vittime innocenti resterà in carcere a lungo. Claudio Giardiello, l’imprenditore che il 9 aprile scorso aveva ucciso tre persone nel tribunale di Milano, giovedì mattina è stato condannato all’ergastolo dal gup di Brescia, che ha emesso la propria sentenza al termine del processo con rito abbreviato che vedeva l’imputato accusato di omicidio plurimo premeditato e lesioni gravi

Il giudice ha accolto in pieno la richiesta del pm di Brescia, Isabella Samek Lodovici, che aveva chiesto la pena massima per l’assassino. 

Lo stesso Giardiello, presente in aula, con una dichiarazione spontanea ha raccontato di aver “portato al pistola dentro il palazzo di giustizia tre mesi prima della strage” e di averla “nascosta lì”, ammettendo - di fatto - la premeditazione. Una dichiarazione, questa, in evidente contrasto con la tesi difensiva dell’imprenditore, che aveva sempre negato la premeditazione degli omicidi raccontando di essere passato dal metal detector la mattina della tragedia

Le nuove parole dell'imprenditore cinquantasettenne potrebbero anche avere conseguenze sulla posizione di Roberto Piazza, una delle guardie giurate che si trovava a controllare il varco dal quale Giardiello era passato e che è al momento accusato di omicidio colposo per presunte negligenze durante i controlli.

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Sotto i colpi di Giardiello, che la mattina della strage era in tribunale come imputato in un processo per bancarotta, erano caduti l’avvocato Lorenzo Claris Appiani, il magistrato Fernando Ciampi e il suo coimputato, Giorgio Erba

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