Uccise il suocero a Rozzano perché 'abusava della figlia', pm chiede ergastolo

Il massimo della pena è stato chiesto anche per il complice dell'uomo. La sentenza è stata rinviata al 9 gennaio

Il luogo dell'omicidio (foto D. Bennati)

L'ergastolo per il 35enne che nel febbraio 2019 a Rozzano, nel Milanese, ha sparato uccidendo il suocero che era indagato per aver abusato della nipotina (la bambina dell'imputato). Questa la richiesta del pubblico ministero di Milano Monia Di Marco, che ha chiesto il massimo della pena anche per il complice dell'uomo, il 27enne che guidava lo scooter da cui sono partiti i colpi. 

L'accusa di cui deve rispondere il 35enne è quella di  omicidio premeditato aggravato; la richiesta dell'ergastolo è stata formulata nel processo con  rito abbreviato davanti al giudice dell'udienza preliminare Aurelio Barazzetta. Il procedimento è stato rinviato al 9 gennaio 2020 per la sentenza.

La sera dell'omicidio

Dopo l'omicidio il 'padre vendicatore' e il suo complice sono finiti in cella per omicidio premeditato aggravato. Il killer all'inizio aveva detto: "Ho avuto un black out". Poi, ascoltato dal pm e dagli investigatori,aveva collaborato confessando l'omicidio e spiegando di aver ucciso il suo ex suocero perché lo riteneva colpevole di alcuni abusi su sua figlia.

La sera dell'omicidio il 27enne, incensurato, avrebbe guidato lo scooter per arrivare sul luogo dell'esecuzione. Il 35enne, invece, avrebbe aperto il fuoco contro la vittima per fargli pagare i presunti abusi su sua figlia. Poi, dopo una notte passata probabilmente in fuga, i due avevano deciso di arrendersi. 

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Stando a quanto appreso dai carabinieri, il 35enne avrebbe saputo che il suo "obiettivo" era tornato a Rozzano e così aveva iniziato la caccia, accompagnato dal complice, che lo avrebbe portato in giro in motorino.  A morire sotto i colpi esplosi dallo scooter, nel parcheggio del centro commerciale "Il Gigante" di Rozzano, era stato Antonio C., 63enne napoletano. Quattro i proiettili che lo uccisero colpendolo a collo, testa e addome.  La vittima, che da tempo era tornata a vivere a Napoli, aveva fatto ritorno nel Milanese proprio nel giorno dell'incidente probatorio nell'inchiesta della procura di Milano che stava cercando di fare luce sui presunti abusi sulla nipotina.

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