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Il Lambro domenica mattina (Sergio Brivio, Twitter)

Il Lambro domenica mattina (Sergio Brivio, Twitter)

Lambro, don Mazzi si sfoga: "Non possiamo più vivere così"

Lo sfogo del fondatore della comunità Exodus, ospitata in una cascina a ridosso del fiume

Non trattiene la rabbia don Antonio Mazzi, dopo l'esondazione del Lambro. La sua comunità Exodus è ospitata in una cascina di proprietà del comune di Milano al parco Lambro ed è stata evacuata nel primo pomeriggio di sabato 15 novembre, alla prima avvisaglia che il fiume sarebbe uscito dagli argini. La stessa cosa il 12 novembre, con gravissimi danni alla struttura.

"Non è possibile vivere in una città come Milano come zingari che devono continuamente lasciare le proprie cose e il posto in cui vivono", ha affermato don Mazzi a "caldo", subito dopo l'evacuazione, sottolineando che nella comunità Exodus vivono ragazzi in difficoltà e con una fragilità da non sottovalutare. "Sono arrabbiato - ha proseguito - come una bestia, perché lo stabile è di proprietà del comune ma non c'è nessuno che venga a vedere se abbiamo bisogno di qualcosa".

Dopo l'esondazione del 12, don Mazzi e i volontari di Exodus s'erano dati da fare per ripulire tutto. Un lavoro di fatto inutile, perché andrà ripetuto da zero a pochi giorni di distanza. "Milano dovrebbe venirci incontro", ha concluso, e riferendosi allo sciopero generale di venerdì ha commentato: "Non potevano venire a darci una mano?".

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