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Il bancomat sventrato

Il bancomat sventrato

Bancomat fatto esplodere e fuga in Audi a folle velocità, altro arresto dopo Vanzaghello

Le indagini hanno permesso di accertare il ruolo dell'uomo, inizialmente solo denunciato

Era stato solo denunciato. Ora è stato arrestato perché il suo ruolo non era così marginale. Lui, un 47enne italiano, è la quarta persona a finire in galera per il furto ai danni di uno sportello bancomat della Banca Popolare di Milano di Vanzaghello. A metà ottobre la banda era risucita a far esplodere la postazione automatica dell'istituto bancario, portando via un bottino di circa 54mila euro, prima di venire bloccata.

La banda, un 36enne, un 34enne e un 28enne, tutti residenti a Bologna, nell'arco di soli cinque minuti aveva scardinato il bancomat con due potenti esplosioni. La fuga a bordo di un'Audi Rs4, viaggiando a 220 chilometri orari, non era bastata. I militari della Compagnia di Sesto San Giovanni li aveva individuati all'interno di un garage a Cernusco sul Naviglio (Milano) e arrestati, su disposizione della Procura di Milano, per furto aggravato in concorso e detenzione di cospicuo materiale esplosivo. 

Il nucleo artificieri si era occupato di far brillare le 'marmotte' rinvenute. Sono i congegni esplosivi artigianali che vengono inseriti nei bancomat attraverso una fessura, per farli esplodere.

Video: così facevano esplodere i bancomat

Gli investigatori, dopo che la compagnia di Sesto aveva notato un'auto sospetta, stavano già da tempo seguendo i movimenti della banda criminale, che contava appunto con un quarto complice, il 47enne arrestato adesso. L'uomo, all'epoca dei fatti, era stato fermato a Milano all'interno dell'appartamento usato dal gruppo come base e denunciato a piede libero. 

All'interno dell'appartamento, in zona Porta Garibaldi, che il gruppo criminale aveva affittato per pochi giorni facendone la propria base logistica, i carabinieri hanno trovato 24 marmotte, di cui 8 già innescate e pronte all'utilizzo, oltre ad altro materiale esplodente. Il tutto è stato sequestrato insieme ai 54mila euro rubati, a due batterie utilizzate per azionare l'esplosivo e a due auto: l'Audi Rs4, rubata, utilizzata per mettere a segno il colpo a Vanzaghello e una Yaris con la quale i rapinatori avrebbero fatto ritorno alle rispettive abitazioni a Bologna.

Assalti precisi e rapidi, covi e auto veloci

Sempre nella base di Garibaldi gli investigatori hanno rinvenuto anche appunti sui sopralluoghi che la banda aveva effettuato in diversi luoghi al fine di stabilirne l'idoneità per i prossimi furti. L'attività del gruppo criminale, infatti, come emerso dalle indagini che hanno vista coinvolta anche la Procura di Monza, non era mai casuale. Anzi la loro esperienza e precisione nel mettere a segno colpi 'mordi e fuggi' era pressoché chirurgica. 

I tre ladri in altre parole erano veri e propri specialisti degli assalti ai bancomat con marmotte e mettevano a segno azioni devastanti e ripetute: la notte dell'arresto avrebbero realizzato altri due colpi - tra l'hinterland milanese e la Brianza - se non fossero stati fermati. Per comunicare la banda si serviva di cellulari citofonici, che vengono utilizzati come una radio e sono quindi difficilmente rintracciabili. Diversi, poi, erano i covi del gruppo: oltre all'appartamento di Garibaldi, avevano un box anche a Sesto (dove tenevano l'Audi rubata), che i carabinieri avevano già scoperto, e il garage di Cernusco dove poi sono stati arrestati.

Per allontanarsi dai luoghi delle esplosioni venivano utilizzate auto potenti, veloci e con una buona capacità di carico per l'esplosivo, come Audi Rs4 e Rs6, sempre con targhe false. Il modus operandi della banda, infine, prevedeva che uno dei membri non partecipasse al furto ma aspettasse gli altri con un'auto regolare affinché poi ognuno potesse tornare alla propria residenza. 

I motivi dell'arresto del 47enne: ruolo chiave

Le successive indagini hanno permesso di accertare il ruolo attivo del 47enne. Ha preso in locazione, con false generalità, il box destinato a ospitare l’auto utilizzata per la consumazione del furto, nel verificare le condizioni del veicolo prima dell’uso e nell’accompagnare i complici con la propria auto negli spostamenti propedeutici al sopralluogo. L'uomo avrebbe inoltre dovuto riportare i complici nella provincia di Bologna con autovettura regolare dopo il compimento del reato e per lui era previsto un vero e proprio compenso, riconoscendone il ruolo significativo svolto nella realizzazione del piano criminoso.

Nella mattinata odierna, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bologna hanno tratto in arresto, in esecuzione dell’ordinanza di applicazione di misura cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Monza, sezione G.I.P., a seguito di indagine condotta dal Nucleo Investigativo di Milano, un italiano 47enne, complice dei tre autori materiali del furto ai danni di uno sportello bancomat della Banca Popolare di Milano di Vanzaghello (MI), avvenuto nella notte tra il 15 ed il 16 ottobre 2020.
La notte del furto, effettuato mediante l’utilizzo di un manufatto esplosivo artigianale, la c.d. “marmotta, con un bottino di circa 54.000 euro, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano avevano tratto in arresto i tre autori materiali del reato, tutti italiani, di 28, 34 e 36 anni, residenti in provincia di Bologna e contestualmente denunciato, quale complice, l’odierno arrestato, rintracciato all’interno di un appartamento sito a Milano in zona Porta Garibaldi, utilizzato come base logistica per la custodia ed il confezionamento degli esplosivi.

Sebbene quindi l’uomo non avesse preso personalmente parte al furto, gli accertamenti hanno chiarito il suo materiale contributo alla preparazione del piano delittuoso e la consapevolezza e piena coscienza del reato che sarebbe stato commesso.
Sono inoltre attualmente in corso, da parte dei militari del Nucleo Investigativo, ulteriori accertamenti per verificare eventuali responsabilità dei soggetti in altre azioni criminose simili avvenute nella Provincia di Milano e nella Regione Lombardia. 


 

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