Cronaca

"Il Cpr di via Corelli è un luogo di tortura e va sequestrato"

Gli esposti del senatore De Falco dopo le visite ispettive

Due esposti penali con cui si chiede il sequestro preventivo del Cpr (Centro per il rimpatrio) di via Corelli a Milano, ipotizzando il reato di lesioni e tortura aggravata con il primo, il rifiuto di atti d'ufficio con il secondo. Lo ha annunciato Gregorio De Falco, senatore del gruppo misto (ex Movimento 5 Stelle), noto al grande pubblico per il caso del naufragio di Costa Concordia all'Isola del Giglio quando, dalla sala della centrale operativa di Livorno, intimò al comandante della nave Francesco Schettino di risalire immediatamente a bordo.

De Falco, il 5 e 6 giugno di quest'anno, ha compiuto una visita ispettiva insieme alla collega senatrice Simona Nocerino, del Movimento 5 Stelle, probabile candidata a sindaco di Milano, e ad esperti della rete 'Mai più lager - no ai Cpr'. Dalla visita è stato redatto un dossier in corso di pubblicazione che - spiega il senatore - "parte raccontando l'ingresso 'shock' che ha visto i senatori e le loro assistenti di fronte ad un evento di autolesionismo da parte di un trattenuto, che stava per essere affrontato da agenti in tenuta antisommossa".

Durante i colloqui con le persone trattenute nel Cpr è poi emersa - spiega sempre De Falco - "una dilagante condizione di forte disagio psicofisico, che sfocia in frequenti atti di autolesionismo o in tentativi di suicidio. Sono state registrate anche notizie di pestaggi da parte delle forze dell'ordine". Il Cpr sarebbe di fatto "un non luogo dei diritti umani" prodotto da "una legislazione lacunosa", dove "non esistono nemmeno garanzie minime di tutela per il diritto alla salute, alla difesa, alla comunicazione", con "carenze strutturali" e una "gestione approssimativa" che porta "all'arbitrio".

Cpr senza medici specialisti

Le istituzioni, oltre a non garantire la cura specialistica a causa dell'assenza di un accordo tra la prefettura e la regione, "delegano ai privati la custodia di esseri umani con bandi al ribasso che consentono che, per il profitto, si taglino i servizi". A luglio i gestori del Cpr avevano chiesto aiuto all'associazione Naga che, però, si era rifiutata di accedervi con i propri medici specialisti volontari, lamentando l'assenza di un protocollo d'intesa che la legge prevederebbe dal 2014. Pochi giorni dopo, un video aveva mostrato le sommarie cure soltanto infermieristiche per un migrante precipitato dal tetto. E' di fine luglio, infine, un altro video che denuncia cibo di scarsa qualità (tra cui una vaschetta d'insalata con i vermi all'interno) e docce non funzionanti.

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