Rimpatri, espulsioni, allontanamenti e Daspo urbano: "Così ora Milano diventa più sicura"

Dalla Questura arriva una spinta sull'uso dei nuovi strumenti introdotti dal decreto Minniti

Più di tre al giorno. Quasi venticinque a settimana. Centocinque al mese. Dal 1 gennaio al 30 aprile 2018, nei primi quattro mesi dell'anno, la Questura di Milano ha rimpatriato 420 persone, donne e uomini - stranieri - che sono stati riaccompagnati, letteralmente, nei loro Paesi d'origine. 

A fornire i numeri, venerdì mattina, è stata Tiziana Liguori, dirigente dell'ufficio immigrazione di via Fatebenefratelli. Lei stessa - spiegando i dati - ha sottolineato che "quando si parla di prevenzione necessariamente si parla anche di immigrazione e di controlli che vanno fatti sul territorio, che poi ci permettono di arrivare a questi risultati". 

Rimpatri in aumento a Milano

I 420 espulsi erano tutte persone irregolari in Italia, anche se in alcuni casi questo non basta perché - ha chiarito la Liguori - "per essere rimpatriati non è sufficiente che non siano in regola con i documenti, ma c'è bisogno che sia dimostrata la loro pericolosità sociale". Ed è per questo che chi si "limita" ad essere irregolare - nei primi quattro mesi sono stati cento quelli fermati a Milano - viene accompagnato nei centri per il rimpatrio, dove poi la posizione viene valutata caso per caso.

Il trend, rispetto allo scorso anno, è in crescita. In tutto il 2017, infatti, i rimpatriati erano stati 1200, mentre se i dati di questo inizio 2018 fossero confermati a fine anno si arriverebbe a sfiorare quota 1300. 

Tra di loro l'ultimo in ordine di tempo ad essere stato riaccompagnato in Patria è stato un egiziano di ventinove anni, residente proprio a Milano, che è stato espulso su ordine del ministro dell'Interno, Marco Minniti, per "motivi di sicurezza dello Stato". Il giovane aveva infatti tenuto contatti attraverso Facebook con due foreing fighters dell'Isis e uno dei due lo aveva individuato come possibile "lupo solitario" pronto a compiere attentati in Italia in nome dello Stato islamico. 

Daspo urbano e ordine di allontanamento

Non solo rimpatri e controlli sull'immigrazione, però. Perché dalla Questura di Milano è arrivata negli ultimi giorni una decisa spinta sull'utilizzo dei nuovi strumenti di prevenzione introdotti dall'ormai famoso decreto Minniti: l'ordine di allontanamento e il Daspo Urbano. 

L'allontanamento - che può essere proposto da tutte le forze dell'ordine - può scattare per "impedimento della libera accessibilità e fruizione degli spazi pubblici nelle infrastrutture di trasporto", per ubriachezza molesta, per commercio abusivo e per coloro che "lavorano" come parcheggiatori abusivi. L'ordine è applicabile però solo nelle stazioni, negli aeroporti e nelle metropolitane, dura 48 ore e ha valore soltanto nel luogo in cui viene riscontrato il reato. 

In caso di violazione dell'ordine di allontanamento scatta una multa tra i 200 e i 600 euro e in caso di reiterazione il Questore può emettere il Daspo urbano: un provvedimento che impone il divieto di accesso ad un determinato luogo fino ad un massimo di 6 mesi.

I numeri di Daspo e allontanamenti

Ad oggi a Milano non è stato emesso nessun Daspo - tre quelli in provincia, due a Sesto San Giovanni e uno a Legnano -, mentre in via Fatebenefratelli sono arrivate quattrocento richieste di ordini di allontanamento. 

Dalla Questura, però, hanno deciso di puntare maggiormente sui due nuovi strumenti, tanto che lo stesso Questore, Marcello Cardona, ha fatto recapitare a tutte le altre forze dell'ordine una sorta di modulo prestampato per velocizzare le pratiche per richiedere un ordine di allontanamento. 

I "limiti" di spazio

E sempre dalla Questura, anche se indirettamente, è arrivata una richiesta al comune di Milano, l'unico - ad oggi - che può estendere le aree in cui allontanamenti e Daspo possono essere applicati. Il decreto Minniti, infatti, lascia ai comuni la possibilità di estendere l'operatività dei due provvedimenti anche in zone esterne alle infrastrutture di trasporto. 

Per farlo, però, serve un regolamento di polizia urbana, che al momento palazzo Marino non ha ancora approvato. "Sono favorevole all'utilizzo del Daspo urbano - ha commentato proprio venerdì il sindaco Beppe Sala -, ma sono anche molto cosciente dei limiti". Il provvedimento - ha fatto notare il primo cittadino - "prevede di fatto che ci sia un controllo perché non venga reiterato il comportamento anomalo, ma farlo sull'intera città non è così semplice. Quello utilizzato per lo stadio lo capisco al 100%, ma quello per la città mi pare una delle questioni che poi vengono politicizzate e nella pratica sono poco efficaci".

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Totalmente favorevole invece Alessandra Simone, dirigente della Divisione Anticrimine, che ha spiegato come la "normativa adesso ci permette di incidente in aree dove c'è microcriminalità per dare percezione di sicurezza urbana". E proprio sulla sicurezza ha puntato anche José Maria Falcicchia, a capo dell'Ufficio prevenzione generale, che ha chiarito come siano "strumenti in più per chi ogni giorno effettua un'attività di contrasto al reato e per chi previene lavorando sul concetto di sicurezza perecepita". 

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