Cronaca Greco / Piazza Greco

Estorce 25mila euro ad un sindacalista che lo aveva aiutato per tre anni

L'arresto del Commissariato Greco Turro

L'uomo

Quando hanno arrestato il suo ricattatore è scoppiato in un pianto liberatorio. Era dal 2011 che subiva le estorsioni di colui che un giorno aveva aiutato ad uscire da un momento di difficoltà ma che, con minacce sempre meno velate, negli anni gli aveva sottratto circa 25mila euro. La vittima di questa storia è un sindacalista 37enne che, piano piano e senza volerlo è diventato la principale fonte di reddito di un pregiudicato di origini calabresi, suo coetaneo, Michele Serpa. 

La vicenda comincia nel 2011, quando il sindacalista decide di aiutare la moglie del pregiudicato, che in quel momento si trovava in carcere per maltrattamenti in famiglia proprio ai danni della consorte. La donna era a rischio licenziamento e, vista la sua situazione delicata in casa, con tre figli da mantenere da sola, il sindacalista prende a cuore la vicenda e riesce a farle ottenere il reintegro sul luogo di lavoro e un rimborso di indennità. 

Nel contempo Serpa finisce di scontare la pena in carcere, torna dalla moglie e conosce il sindacalista con il quale fin da subito avanza pretese economiche come "devi restituire a mia moglie i soldi dell'iscrizione al sindacato", e inizia a minacciarlo per ottenere piccole somme di denaro. 

Da lì comincia un inferno per la vittima. Serpa diventa il suo persecutore materiale e psicologico: gli investigatori del Commissariato Greco Turro, diretti da Luca Serino, dopo l'arresto diranno che l'uomo aveva messo  in atto una sorta di "estorsione-stalking". Centinaia di messaggi e chiamate, tra richieste assurde come quella dei soldi per la droga (infatti l'uomo fa uso abituale di cocaina), a quella dei soldi per le vacanze o per la spesa di casa. Il sindacalista, pensando di liberarsene, fa perfino da garante con un suo amico per far fare un prestito di 10mila euro al suo aguzzino, soldi che non sono mai stati restituiti dall'uomo che con la moglie e i figli abita in una casa popolare in via zona Niguarda. 

Anche grazie al suo aspetto (muscoloso, testa rasata, pieno di tatuaggi e scooter TMax), Serpa incute timore alla sua vittima. Ma le minacce arrivano anche a riguardare la famiglia del sindacalista. Ogni volta che i due si incontravano, per esempio, il balordo lo salutava così: "Salutami la famiglia e dai un bacio alla bambina".  Solo grazie all'intervento di un amico che suggerisce vivamente al sindacalista di andare in polizia, l'uomo trova il coraggio di parlare. E curiosamente, mentre si trova in sede di denuncia, riceve una telefonata ricca di minacce da parte di Serpa.

Dopo una velocissima indagine e l'ennesima richiesta di soldi, gli agenti organizzano una trappola: all'appuntamento questa volta la vittima non si presenta sola. L'uomo cerca una via di fuga, ma la mole dei poliziotti intervenuti lo fa desistere.

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