I Paesi che chiesero (invano) di costruire un bunker sotto i Padiglioni di Expo

Russia, Cina, Stati Uniti e Israele erano molto preoccupati per la sicurezza. Soprattutto dei loro leader

Il Padiglione della Russia a Expo 2015

Ad un anno di distanza dall'inaugurazione di Expo, emerge un retroscena del tutto particolare. A quanto pare, più di un Paese partecipante avrebbe chiesto all'Italia di poter costruire delle specie di "bunker" sotterranei ai rispettivi padiglioni espositivi, in caso di emergenza sicurezza soprattutto per i politici e i capi di Stato che sarebbero venuti in visita all'esposizione universale del 2015.

Richieste tutte respinte dal nostro Paese, sia perché si è ritenuto che fossero dettate da eccessiva prudenza, sia perché le norme sulla sicurezza impedivano di fatto di costruire una serie di bunker e strutture sotterranee. Lo racconta il Corriere.

Russia e Cina, ma anche Israele e Stati Uniti. Sostanzialmente questi i Paesi che, attraverso i loro servizi segreti, hanno avanzato una simile richiesta, anche con largo anticipo (uno o due anni prima) e insistendo parecchio. La Cia, per esempio, cioè l'intelligence di Washington, aveva sottolineato come il luogo prescelto per Expo fosse "poco sicuro" dal punto di vista strutturale e geografico, con poche vie di fuga. Evidente la preoccupazione soprattutto in vista della visita di Michelle Obama e delle figlie.

La Cina, dopo il rifiuto del bunker, volle controllare per filo e per segno i lavori di cantiere, ed evidentemente predispose (anche se non è dato saperlo con certezza) un piano di protezione e di fuga tutto particolare.

Russia e Israele si erano mossi per tempo, già nel 2013, ed è facile immaginare perché. La repubblica israeliana da sempre lotta contro forme varie di terrorismo interno, mentre il presidente russo Vladimir Putin è estremamente attento quando si muove fuori dal suo Paese: si dice addirittura che abbia un cuoco e un assaggiatore di fiducia. Troppi i russi "scomodi" fatti fuori nei modi più disparati, ma soprattutto per avvelenamento. La sua visita a Milano deve aver dato non poca apprensione (e lavoro extra) all'ex Kgb.

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Da quanto si capisce, diversi Paesi hanno "sopperito" al rifiuto italiano dei bunker in altro modo. Ad esempio disseminando i propri padiglioni di agenti dei servizi segreti. Oppure scegliendo vigilantes diversi da quelli "ufficiali" che controllavano il sito espositivo per conto della società di gestione. 

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