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Expo 2015

Expo 2015, comodato d'uso: cos'è, dove porta e chi ci guadagna?

Scelta la via del comodato d'uso, Regione, Provincia e Comune proseguono con Expo2015 su terreni privati, aree dove si vedranno sorgere case, negozi e uffici oltre a serre, coltivazioni, canali e un auditorium per il pubblico.

Sono passati 919 giorni ed è ancora la questione dei terreni associati all'Expo a tenere banco sui titoli dei quotidiani che annunciano: "Metà terreni al Comune, sull'altra metà un business immobiliare da 400 milioni di euro" dove, per la cronaca, i maggiori proprietari sono la Fondazione Fiera e il gruppo Cabassi con rispettivamente 520mila e 260mila metri quadrati. Valgono circa un miliardo di investimenti pubblici, oggi, le aree a cavallo tra Milano e Rho che, sulla carta, risultano agricole o con destinazioni industriali o artigianali. Dopo l'Expo però le stesse diventeranno sede di un nuovo fervido cantiere. Case, negozi e uffici pronti a sorgere sul terreno di uno scontro a cui i cittadini, in prima fila, assistono da settimane: i privati mirano all'acquisto delle aree per poi guadagnarci e coprire il deficit futuro della società, le amministrazioni hanno invece scelto la via del comodato d'uso, con l'acqua alla gola per l'imminente scadenza dettata dal Bie.

Expo su suolo privato - Sono infatti la Fondazione Fiera e il gruppo Cabassi i maggiori proprietari delle aree destinate ad ospitare i padiglioni dell'esposizione, scelta fatta dalle amministrazioni, da molti criticata e considerata l'errore originario che ha dato poi il via a quelle battaglie a cui oggi, a pochi giorni dalla scadenza del Bie, tutti assistiamo. Il Comune di Milano e quello di Rho, con i loro 171mila metri quadrati totali, possiedono solo una piccola parte dei terreni, porzione irrisoria di fronte ai 520 mila metri quadrati della Fondazione e ai 260mila dei Cabassi.

Il comodato d'uso - In cambio di 5mila euro, come indicato in una delibera comunale, i privati si sono impegnati a "prestare" all'amministrazione le aree destinate all'Expo, concedendo il "diritto di superficie", ma solo fino al termine dell'esposizione che si terrà a Milano nel 2015. Poi? Nelle mani dei privati rimarrà solo la metà dei terreni ed è lì che potranno costruire mentre l'altra parte sarà ceduta definitivamente al Comune. Questa sembrerebbe al momento la via intrapresa dalle istituzioni pubbliche: il "comodato d'uso", una decisione comunicata in seguito ad un incontro congiunto tra Regione, Provincia e Comune. Questa formula che oggi sembra essere quella risolutiva per l'Expo, ritrova però le proprie origini ad un accordo stretto il 28 giugno del 2007, a Palazzo Marino, poi perfezionato nello stesso anno con una delibera di giunta approvata in seguito dal consiglio comunale.

Il dopo Expo - Proprio in vista di quella che sarà la spartizione tra pubblico e privato prospettata dal "comodato d'uso", i terreni dell'Expo ospiteranno, dalla parte "pubblica", un parco con serre e coltivazioni differenti, la sede della Rai, i canali e un auditorium. Nella restante area di proprietà dei privati sorgerà invece un vero e proprio quartiere, ipotesi che trova conferma nella variante urbanistica che presto andrà al vaglio del consiglio comunale. Nel 2007 era, infatti, stato stabilito un indice di edificazione di 0,6 metri quadrati su metri quadrati sui terreni individuati per l'esposizione del 2015 che si tradurranno in oltre 500mila metri quadrati di case e palazzi e 55mila metri quadrati riservati al pubblico. Si parla quindi di 430mila metri quadrati di superficie nelle mani dei privati e, dato che i cantieri sorgeranno solo su metà della zona, l'indice risulterà come doppio fino raggiungere i 14-18 piani di altezza dei palazzi.


A chi conviene il comodato d'uso? - Grazie agli interventi in programma per il 2015 l'area Expo, oggi considerata di scarso interesse, vedrebbe salire alle stelle il proprio valore: solo le infrastrutture legate all'esposizione sono state stimate 120 milioni di euro. I 400mila metri quadrati di nuove costruzioni garantirebbero un'operazione immobiliare da 400 milioni con un guadagno di 141 milioni, ipotizzando che i futuri edifici saranno venduti a 3mila euro al metro quadro. A luglio, proprio in base a questi numeri, le istituzioni riuscirono ad ottenere un aumento del guadagno da parte del pubblico, fino a raggiungere la cifra di 195 milioni di euro divisa tra oneri di urbanizzazione, incassati dal Comune, e contributi per le infrastrutture. Secondo l'accordo raggiunto, quindi, Fondazione Fiera e gruppo Cabassi si troverebbero a sganciare agli enti pubblici 50 milioni, compresi nel conteggio anche i 45 milioni, valore ipotetico del villaggio Expo, destinato all'housing sociale, e i 7 milioni della cascina Triulza. A conti fatti, però, è in arrivo una nuova trattativa che probabilmente andrà a modificare le cifre in gioco, prima tra tutte quella del contributo per le opere da parte della Regione che potrebbe lievitare da 50 a 120 milioni.

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