Accusò il capo di violenza sessuale ma non era vero. Truffatrice presa

La donna era scappata nel Regno Unito. In precedenza aveva sottratto 20 mila euro alla ditta per la quale lavorava

Arrestata dalla polizia a Bicester

Aveva rubato 20 mila euro alla ditta per la quale lavorava e aveva anche accusato il suo capo di violenza sessuale, mandandolo a processo e facendolo finire in un "tritacarne mediatico" finché non si è capito che si trattava di un'accusa totalmente inventata. La donna protagonista di questa vicenda, Luisa V., 53enne originaria di Torino, è stata poi condannata in appello, nell'ottobre del 2015, a cinque anni di reclusione (per appropriazione indebita, danneggiamento di materiale informatico e calunnia): ma è scappata nel Regno Unito per sfuggire alla giustizia insieme al figlio di 21 anni e alla figlia di 19.

La donna è stata rintracciata a Bicester e arrestata, il 14 gennaio, dalla polizia dell'Oxfordshire insieme ai carabinieri di Milano. E' ora a disposizione degli investigatori inglesi, in attesa della richiesta d'estradizione che partirà ben presto dall'Italia. Fondamentali per la cattura due "errori" dei figli: lui ha postato su Facebook alcune foto del pub in cui lavora, lei ha preso a noleggio una vettura col vero nome. Proprio seguendo l'auto, gli agenti britannici sono arrivati presso l'abitazione della truffatrice. 

La 53enne, nel giro di quasi due anni tra il 2008 e il 2009, ha sottratto un totale di circa 20 mila euro alla ditta Nilit Plastics, per la quale si occupava anche di contabilità. Un giorno, nel 2009, si è presentata in ospedale con ferite al petto e indumenti strappati: ha spiegato ai sanitari (e poi alle forze dell'ordine) che il suo capo, in ufficio, aveva cercato di violentarla ferendola con un tagliacarte. Le ferite, però, erano troppo limitate per ipotizzare un assalto sessuale da parte di un uomo. Così, nel giro di tre anni, si è scoperta la verità e la donna è stata poi processata anche per calunnia.

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Trasferitasi a Bicester, Luisa V. aveva continuato con le attività illegali: vendeva online cellulari e lettori mp3, incassava i soldi e poi non spediva la merce. In tal senso la polizia britannica ha ricevuto diverse segnalazioni da cittadini inglesi truffati. 

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