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Venerdì, 12 Aprile 2024
La novità

Caso pandoro, Ferragni indagata per truffa aggravata

La truffa era stata inizialmente esclusa, in favore della frode in commercio, ma un'informativa della guardia di finanza rimescola le carte

Chiara Ferragni e Alessandra Balocco, ad dell'omonimo gruppo dolciario, sarebbero indagate per truffa aggravata da minorata difesa nella vicenda dei pandori Balocco. L'influencer sarà tra le persone che verranno ascoltate in procura a Milano per fare luce sull'indagine che vede al centro la campagna benefica dei pandori Baiocco 'griffati' dall'imprenditrice digitale. L'iscrizione è stata decisa dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco.

Il caso Ferragni pandoro Balocco

È una delle novità emerse lunedì 8 gennaio sul caso Ferragni-Balocco. Sempre lunedì, nel pomeriggio, la guardia di finanza si è recata nella sede della Balocco a Fossano (Cuneo) per effettuare acquisizioni alla luce dell'informativa depositata nella stessa mattinata di lunedì a Fusco. Fin dalle prime ore della giornata era emersa la probabilità che la procura ipotizzasse il reato di truffa, mentre sulle prime sembrava più probabile l'ipotesi di frode in commercio.

La risposta di Chiara Ferragni all'indagine per truffa

I finanzieri, all'informativa, hanno allegato vari documenti sulla vendita del pandoro, focalizzandosi su alcuni aspetti già emersi nella comunicazione dell'Antitrust (che aveva multato le società della Ferragni e la Balocco), nonché gli scambi di mail tra le parti, anch'essi già emersi con l'Antitrust. Tocca ora alla procura di Milano, letta l'informativa della finanza, scegliere la strada da percorrere per quanto riguarda l'ipotesi di reato.

Secondo la ricostruzione dell'Antitrust, le società della Ferragni e la Balocco "hanno fatto intendere ai consumatori che, acquistando il pandoro 'griffato' Ferragni, avrebbero contribuito a una donazione all’ospedale Regina Margherita di Torino. La donazione, di 50mila euro, era stata invece già effettuata dalla sola Balocco mesi prima, mentre le società riconducibili a Chiara Ferragni hanno incassato dall’iniziativa oltre 1 milione di euro". Di qui la contestazione di "pratica commerciale scorretta" da parte delle tre società.

Caso Ferragni-Balocco, le mail nelle carte dell'Antitrust

La Fenice Srl e la Tbs Crew srl, le due società che gestiscono i marchi e i diritti di Chiara Ferragni, sono state multate per 400mila e 675mila euro per il caso dei pandoro solidali Balocco marchiati proprio dall'imprenditrice digitale. Per Balocco la multa ammonta a 420mila euro. Ferragni si era difesa ammettendo un "errore di comunicazione".

Il caso Trudi

Intanto una nuova tegola si abbatte sull'imprenditrice: potrebbe essere aperta un'ulteriore indagine, questa volta sull'iniziativa di maggio 2019 legata a un'edizione limitata della bambola Trudi, in cui veniva annunciato che i profitti sarebbero andati a 'Stomp out bullying', un'organizzazione che combatte il cyberbullismo. E, dopo la rottura della collaborazione con l'azienda di occhiali Safilo, anche la Coca Cola avrebbe fermato lo spot con l'imprenditrice protagonista, che sarebbe dovuto andare in onda a partire dalla fine di gennaio. 

Le altre polemiche sul cachet di Sanremo

Intanto è stata smentita l'indiscrezione, riportata a quanto sembra da alcuni organi di stampa, secondo cui Chiara Ferragni non avrebbe donato (come promesso) il suo cachet di Sanremo all'associazione D.i.Re - Donne in Rete contro la violenza. Le illazioni erano infondate, come conferma l'associazione in una nota stampa: "A seguito di numerosi articoli che hanno messo in dubbio l'effettiva donazione del cachet", D.i.Re "conferma di aver ricevuto 150mila euro tramite bonifico" il 12 gennaio del 2023.  

"L'erogazione liberale - precisa l'associazione - è stata destinata allo sviluppo di sportelli lavoro in 16 centri antiviolenza della rete D.i.Re. I fondi sono stati distribuiti a seguito di una call interna ai centri del 09/05/2023 per la presentazione obiettivi del fondo lavoro e avviso per presentazione proposte. Sono stati selezionati 16 centri antiviolenza che hanno ricevuto i finanziamenti a fondo perduto".

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