"Festa islamica nelle scuole": la proposta del cardinale e le polemiche

Alcuni imam rilanciano: "La convivenza si costruisce anche con la reciprocità". Ma Salvini: "Non sono assolutamente d'accordo"

Angelo Scola

«Ci sono tanti bambini musulmani? Non bisogna rinunciare alle nostre feste ma inserirne una loro nel calendario scolastico»: è con queste parole che il cardinale di Milano, Angelo Scola, ha in pratica proposto di introdurre festività dei musulmani nelle scuole cittadine, accogliendo il fatto (reale) che ormai quasi il 20% degli alunni milanesi è straniero.

Scola non ha proposto esplicitamente la chiusura delle scuole ma la sua apertura (durante l'incontro con i giornalisti in occasione di San Francesco di Sales) non ha mancato di dividere in pro e contro. Alcuni imam milanesi hanno ringraziato il cardinale e rilanciato. Così Asfa Mahmoud della casa della cultura islamica di via Padova: «Si potrebbe, come dice il cardinale, cogliere l'occasione di queste ricorrenze per mettere in comune l'esperienza religiosa declinata secondo modalità diverse. Si potrebbe fare festa in classe in quel periodo, come si fa nel periodo di Natale. La convivenza pacifica si costruisce anche con questi gesti di reciprocità».

Secondo il cardinale, di fronte al fatto oggettivo che i bambini non cattolici sono presenti in numero significativo nelle scuole della città, è meglio «narrare e farsi narrare», piuttosto che scegliere la strada francese della laicità assoluta oppure quella del contrasto e delle «obiezioni». «La tolleranza e la ragione funzionano meglio», ha detto.

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L'idea è indigesta, però, ad alcuni. Come a Matteo Salvini, leader della Lega Nord. «Con tutto il rispetto, io non sono assolutamente d'accordo», ha scritto sulla sua pagina Facebook. E inevitabili sono arrivati i commenti dei suoi seguaci, anche con diversi insulti al cardinale («dalla Diocesi di Milano non ne passa uno sano», «il monsignore sicuramente è appena tornato da un rave party», «cosa si è scolato Scola?», e così via).

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