Cronaca

Sciopero dei corrieri Sda: trovato l'accordo. Ripartono le consegne dei pacchi di Amazon

I sindacati hanno trovato un accordo con l'azienda dopo la minaccia di Poste di chiudere

Un magazzino

Riapre il deposito Sda di Carpiano, in provincia di Milano. Nella giornata di giovedì, dopo una lunga trattativa in Prefettura, è stata raggiunta l'intesa tra sindacati e azienda per riaprire l'hub. L'accordo è arrivato dopo la minaccia diretta di Poste Italiane, che controlla Sda, di chiudere il centro di smistamento pacchi, bloccato da alcuni dipendenti da metà settembre.

La società è stata messa in ginocchio dai lavoratori: nell'hub erano stati bloccati 70mila pacchi. Una serrata che ha "compromesso senza alcun dubbio le relazioni con gli attuali clienti", spiegavano mercoledì Sda e Poste in una nota congiunta. Tradotto? Società come Amazon. 

La situazione si è risolta nel pomeriggio di giovedì: il nuovo consorzio affidatario dell'appalto (la cooperativa che subentra nella gestione e che fornisce manodopera alla Sda) e le organizzazione sindacali hanno sottoscritto gli accordi per riprendere l'attività produttiva. 

L'accordo riconosce come priorità assoluta la riapertura immediata del magazzino e il ripristino dell'operatività dell'hub, fanno sapere da corso Monforte. I lavoratori inizialmente saranno  impiegati su turnazione, cui si accompagnerà il ricorso al Fondo integrazione salariale, per poi ritornare al tempo pieno dal 20 novembre. "È stato raggiunto un obiettivo importante - ha commentato il prefetto Luciana Lamorgese - riuscendo a coniugare l'assoluta esigenza di ripristino di un servizio pubblico con la salvaguardia del lavoro dei dipendenti dell'hub di Carpiano e di quelli impiegati negli altri siti di distribuzione collegati".

Sciopero Sda Carpiano: i motivi della protesta

Le proteste erano iniziate il 18 settembre dopo un cambio appalto che aveva aperto le porte dell’azienda a una nuova cooperativa e che - denunciava il sindacato - aveva fatto perdere a diversi lavoratori le tutele del vecchio contratto. 

La cooperativa Cpl - che forniva quarantatré dipendenti - era stata infatti sostituita dalla concorrente Ucsa, che - su pressione dei Sol Cobas - aveva accettato di “inglobare” proprio quei dipendenti alle stesse condizioni economiche. 

Era qui, però, che Si Cobas aveva deciso di intervenire, convinta che parità di “condizioni economiche” non significava parità di tutele.

Il sindacato aveva infatti chiesto a Ucsa - e la richiesta evidentemente non era stata ancora accolta - di eliminare esplicitamente dai contratti la possibilità di ricorrere alle novità introdotte dal Jobs Act in fatto di licenziamenti e di riconoscere agli ex dipendenti Cpl gli anni di anzianità di servizio e i “benefici” previsti dalla clausola sociale. 

Carpiano, scontri fuori dall’Sda: bastonate e coltellate | Video

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