Cronaca via Mandorli

Finti poliziotti rapinavano stranieri: preso grazie a un pappagallo

Era sfuggito al primo blitz. Trovato in casa di un amico grazie a un pappagallo che cinguettava

Una delle rapine

Almeno otto rapine nei primi mesi del 2016, fingendosi poliziotti. Una banda bene organizzata, che si era procurata scacciacani del tutto simili alle armi di ordinanza, nonché falsi tesserini e pettorine similari a quelle delle forze dell'ordine. "Puntavano" agli stranieri, tra cui alcuni pusher, e simulavano operazioni "antiterrorismo" oppure controlli in strada. Una volta avevano puntato la pistola alla tempia di una bambina, sorpresa insieme ai suoi genitori in casa.

Erano stati arrestati dalla squadra mobile, ma all'appello ne mancava uno: il 34enne Gianmarco Formisano, considerato il "capo" della banda. Gli investigatori si sono messi sulle sue tracce e hanno messo sotto controllo il suo cellulare, arrivando così allo stabile di Rozzano (in via Mandorli 8) in cui aveva trovato rifugio e notando anche la madre arrivare più volte per fargli visita.

VIDEO: "Una delle rapine della banda"

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Grazie all'involontario aiuto di un pappagallo, gli agenti hanno poi individuato con precisione l'appartamento in cui Formisano si trovava: durante le interecettazioni, avevano udito un chiaro cinguettio e, "seguendolo" durante il blitz, sono arrivati all'alloggio all'ottavo piano, nella disponibilità di Carmelo Donato, un pregiudicato amico di Formisano.

Quando si sono presentati alla porta, Donato ha dato in escandenscenze per "distrarre" i poliziotti mentre Formisano cercava di scappare saltando dal balcone dell'appartamento a quello della vicina (rischiando anche parecchio). Poi, però, non ha potuto sfuggire all'arresto. Con lui è stato portato in carcere anche l'amico, in arresto per resistenza a pubblico ufficiale e denunciato per il favoreggiamento.

Per la cronaca, il pappagallo e un pitbull sono stati affidati al fratello di Donato. Ora, per sgominare l'intera banda, all'appello manca solo un marocchino, l'unico straniero del gruppo: quello che, secondo gli investigatori, indicava ai suoi complici i bersagli da colpire.

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