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Film Commission, parte il processo all'imprenditore che ha ricevuto 390 mila euro

Secondo l'accusa, Francesco Barachetti avrebbe ricevuto parte dei soldi ricavati dalla vendita del capannone a Cormano

Prende il via a Milano il processo che vede imputato l'imprenditore Francesco Barachetti, arrestato per peculato ed emissione di fatture false nell'inchiesta sulla vendita del capannone di Cormano destinato a sede di Lombardia Film Commission. 

Su richiesta dei difensori dell'imprenditore, i giudici della settima sezione penale hanno stabilito il divieto alle telecamere in aula, asserendo che potrebbero costituire un pregiudizio al sereno svolgimento del processo e anche condizionare, seppure involontariamente, i testimoni. Accolta infine la richiesta di costituzione di parte civile del Comune di Milano e della Fondazione Film Commission, mentre la Regione Lombardia ha ritenuto di non costituirsi.

Il "drenaggio" di soldi pubblici

Secondo le indagini, parte degli 800 mila euro provenienti dalla vendita presunta gonfiata del capannone di Cormano, ovvero 390 mila euro, sarebbe transitata per la Barachetti service, l'impresa edile di cui è titolare l'elettricista Francesco Barachetti, ex consigliere comunale a Casnigo (Bergamo) e vicino alla Lega. Oltre a occuparsi della ristrutturazione del capannone, l'imprenditore bergamasco avrebbe emesso fatture false per operazioni inesistenti, dirottando anche circa 45 mila euro su un conto a San Pietroburgo in Russia, intestato alla società della moglie (non indagata) Tatiana Andreeva, per acquistare un appartamento.

L'imprenditore sarebbe dunque pienamente coinvolto nella vicenda che vede come principali protagonisti i commercialisti Andrea Manzoni, Alberto Di Rubba e Michele Scillieri, anch'essi vicini alla Lega. Secondo le segnalazioni di Bankitalia, tra l'altro, Barachetti avrebbe ricevuto due milioni di euro negli ultimi anni da società legate alla Lega.

Al capannone mancava l'agibilità

La vicenda giudiziaria parte dagli accertamenti sui flussi di denaro dalla Regione Lombardia a favore di Lombardia Film Commission per acquistare il capannone al prezzo di 800 mila euro. Lo stesso capannone era stato venduto, pochi mesi prima, all'immobiliare Andromeda per circa 400 mila euro, la metà. A capo di Lombardia Film Commission, nel 2017, vi era Di Rubba. Andromeda, invece, sarebbe stata di fatto controllata da Scillieri.

Al compromesso di dicembre 2017 venne versata l'intera somma di circa 800 mila euro nonostante, secondo una perizia chiesta dai pubblici ministeri e depositata in Tribunale, il capannone valesse molto meno, circa la metà, necessitando di un ingente lavoro di ristrutturazione che il venditore prometteva. Ma che di fatto è stato "anticipato" con il denaro pubblico versato immediatamente. E, per di più, non è mai stato prodotto (perché mancante) il certificato di agibilità.

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