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Fontana

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Inchiesta sui camici: i soldi alle Bahamas e quel bonifico di 250mila euro di Fontana

Il governatore lombardo, Attilio Fontana, è indagato per "frode in pubbliche forniture"

Lunedì 27 luglio o l'indomani il governatore lombardo, Attilio Fontana, indagato per "frode in pubbliche forniture" per la vicenda dei camici arrivati dall'azienda di famiglia, interverrà al Consiglio regionale della Lombardia. Da un lato ci sarà lui e la sua maggioranza pronti a difendere il loro operato durante l'emergenza covid-19, dall'altro l'opposizione pronta a presentare una mozione di sfiducia. Una posizione, quella dell'opposizione, che nasce non tanto dalle indagini di per sé ma soprattutto dopo aver scoperto che Fontana avrebbe mentito ai cittadini lombardi.

Il 7 giugno, dopo che un'inchiesta di Report che aveva anticipato i fatti giudiziari - quindi l'indagine per l'affidamento senza gara alla società Dama spa, azienda gestita dal cognato di Fontana, Andrea Dini, e di cui la moglie del governatore lombardo detiene una quota del 10%, per la fornitura da mezzo milione di euro di camici e altri dispositivi di protezione -, Fontana aveva detto "non sapevo nulla della procedura" e "non sono mai intervenuto in alcun modo".

Le bugie di Fontana e il bonifico di 250mila euro

Le parole del governatore, appunto, sarebbero false, stando a quanto scoperto dall'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli. Ed è questo il punto politico più rilevante. A dimostrazione del fatto che il presidente lombardo sapeva ci sarebbe quello che si può interpretare come un tentativo di ricompensa per i mancati introiti alla Dama spa. Il 19 maggio, il giorno prima che Dini decidesse di rinunciare ai pagamenti della Regione, trasformando la vendita in donazione probabilmente per una questione di opportunità - anche se mai in maniera ufficiale, stando a quanto fino emerso -, Fontana avrebbe provato a fare un bonifico di 250mila euro alla società della moglie e del cognato. È l'antiriciclaggio dell'Unione Fiduciaria a stoppare il pagamento e a segnalarlo come "operazione sospetta".

"Quando è saltata fuori questa storia e ho visto che mio cognato faceva questa donazione. Ho voluto partecipare anch'io. Fare anch' io una donazione. Mi sembrava il dovere di ogni lombardo". Fontana risponde così sulla vicenda del bonifico, ma così ha dato conferma indirettamente di aver mentito quando sosteneva di "non sapere" e di "non essere intervenuto in alcun modo".

I soldi alle Bahamas ereditati

Sull'origine del denaro di Fontana non ci sono dubbi, ed è come lui stesso spiega su Facebook: "Nelle dichiarazioni richieste dalle norme sulla trasparenza sono riportati nel dettaglio i miei patrimoni, non vi è nulla di nascosto e non vi è nulla su cui basare falsi scoop mediatici". Si tratta di soldi 'scudati' nel 2015 provenienti da due trust aperti dieci anni prima alle Bahamas dalla madre ed ereditati alla sua morte da Attilio Fontana. Risorse dichiarate, su cui ora i magistrati effettueranno gli accertamenti del caso, dal momento che l'indagine sui camici è scattata proprio da un bonifico del presidente al cognato da 250mila euro.

Fontana indagato: le reazioni politiche

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