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Giovedì, 26 Maggio 2022
Cronaca

Maxi frode fiscale di oltre 70 milioni di euro: 19 arresti

L'operazione, denominata 'Schermo Piatto', è coordinata dal pm di Monza Luisa Zanetti

Diciannove arresti per una maxi frode fiscale di oltre 70 milioni di euro. A scoprirla la Guardia di Finanza di Milano nell'ambito di un'operazione, coordinata dal pm di Monza Luisa Zanetti, definita 'schermo piatto'.

Gli arrestati sono accusati di aver ideato e posto in essere una frode fiscale transnazionale, nella commercializzazione di prodotti per l’elettronica. In base alle prime ricostruzione dei militari della Tenenza di Seregno, le imposte evase ammontano ad oltre 70 milioni di euro.

Tra i destinatari anche un cittadino bulgaro ed un italiano residente nel Principato di Monaco, nei cui confronti sono stati emessi due mandati di arresto europeo. Piu? di 50 le perquisizioni in corso sul territorio nazionale ed estero disposte dal pm della procura di Monza, Donata Costa, titolare delle indagini, che ha avviato rogatorie verso le autorita? giudiziarie in Bulgaria, Croazia, Principato di Monaco, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Spagna e Svizzera, per perquisire societa? estere coinvolte nella frode.

I militari delle fiamme gialle hanno operato anche presso istituti bancari e conservatorie per sequestrare beni e denaro per un controvalore di circa 12 milioni di euro. Sono 27 complessivamente le persone coinvolte nelle indagini, raggiunte da avviso di garanzia ed accusate di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari transnazionali. Gli indagati riuscivano a commercializzare televisori (da qui il nome dell’operazione) ed altri prodotti elettronici sul mercato della grande distribuzione, a prezzi “stracciati”, sfruttando il vantaggio economico derivante dal mancato assolvimento delle imposte.

In particolare, l’organizzazione indagata aveva creato un articolato reticolato di aziende, in Italia ed all’estero, esistenti solo sulla carta ed intestate a prestanome o persone di fiducia, allo scopo di acquistare prodotti elettronici presso un fornitore bulgaro. Gli articoli, una volta entrati sul territorio nazionale, venivano stoccati in depositi di logistica principalmente a Desio (Mb) ed in provincia di Roma.

La merce, senza essere spostata dai magazzini, veniva, quindi, acquistata da una grossa societa? alessandrina. Con un ulteriore passaggio, l’azienda piemontese vendeva i prodotti, sempre solo sulla carta, a societa? di diritto comunitario. Dopo una serie di ulteriori cessioni fittizie tra societa? di diritto comunitario, gli stessi prodotti venivano riacquistati dall’azienda alessandrina, per finire quindi sugli scaffali della grande distribuzione a prezzi imbattibili.

Una serie articolata di cessioni ed acquisti, per consentire alla societa? italiana distributrice di crearsi crediti Iva indebiti e di vendere sul mercato italiano ed estero i prodotti a prezzi notevolmente inferiori rispetto a quelli che la concorrenza onesta riesce a praticare. Il sistema era garantito da un vorticoso giro di fatture, documenti di trasporto e doganali rigorosamente falsificati, al solo fine di giustificare i passaggi della merce tra le societa?. I debiti tributari venivano, invece, lasciati in capo alle societa? fittizie ed ai prestanome compiacenti e soprattutto nullatenenti, che non versavano un euro di imposte.

Per circa un anno i finanzieri hanno seguito le mosse degli indagati, individuando, ad una ad una, le societa? create per realizzare il loro disegno criminoso di evasione. Le province interessate sono: Alessandria, Como, Frosinone, Latina, Milano, Monza e Brianza, Salerno, Roma, Verona e Viterbo.

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