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Soldati libici fuggiti dopo aver aggredito un commilitone. Il caso finisce in Parlamento

Interrogazione parlamentare per comprendere i dettagli sulla fuga. I militari erano in cura al San Raffaele per un accordo privato con l'esercito libico

Torna d'attualità il caso dei due libici che aggredirono un connazionale il 15 gennaio 2020, all'interno di un hotel nei pressi del San Raffaele, per poi rimpatriare con un aereo da Roma. La vicenda fece emergere un accordo tra il Gruppo San Donato e la Libia per fornire cure mediche ai soldati, ma ora si allarga per comprendere le dinamiche della fuga.

La questione è finita in Parlamento grazie a una interrogazione firmata da Erasmo Palazzotto (Liberi e Uguali) alla vice ministra degli Esteri Marina Sereni, per comprendere "le dinamiche che hanno consentito ai due presunti aggressori di allontanarsi dal territorio nazionale", le "eventuali connivenze o complicità in ambito consolare" e le "modalità di arrivo in Italia dei combattenti libici".

Sul fatto è in corso una indagine della questura di Milano, coordinatta dal capo del pool antiterrorismo della procura meneghina Alberto Nobili. I due aggressori rientrarono subito in patria, senza dunque rispondere di un reato commesso in Italia, dopo aver accoltellato il connazionale all'interno dell'Hotel Rafael, dove tutti alloggiavano. 

La fuga in auto e poi in aereo

Secondo Palazzotto, i due sarebbero fuggiti in auto fino a Roma e poi sarebbero stati imbarcati su un volo per la Libia. Il sospetto è che la repentina fuga servisse a non rivelare qualcosa dopo essere stati posti sotto indagine. Per il deputato di LeU, inoltre, tra i militari libici curati in Italia grazie a un accordo (senza oneri per lo Stato) tra il Gruppo San Donato e l'esercito del Governo di Accordo Nazionale libico, vi sarebbero "appartenenti ad alcune delle più famigerate milizie, comprese quelle accusate dall'Onu di gravi violazioni dei diritti umani, di abusi sui migranti e di vari crimini".

La vice ministra Sereni ha replicato, in risposta all'interrogazione parlamentare, che "è attivo un accurato monitoraggio da parte degli organismi di sicurezza nei confronti di tutti i militari e combattenti libici feriti". Il caso era già stato affrontato dal consiglio regionale lombardo: l'allora assessore al Welfare Giulio Gallera aveva annunciato che Ats Milano Metropolitana avrebbe multato (fino a un massimo di 150 mila euro) il gruppo ospedaliero, che rischiava anche la sospensione dell'accreditamento: c'era il sospetto che il San Raffaele, per ottemperare all'accordo privato con la Libia, avesse tolto posti letto riservati al servizio sanitario regionale.

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