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Lo scontro

Uss, giudici e avvocati contro il ministro

Sia l'Anm sia la Camera penale si schierano contro Nordio per il possibile provvedimento disciplinare nei confronti dei tre magistrati che misero Uss ai domiciliari

Giudici e avvocati insieme per difendere i tre giudici della Corte d'Appello di Milano che hanno concesso gli arresti domiciliari all'imprenditore russo Artem Uss, poi fuggito in patria appena è stata concessa l'estradizione negli Usa, probabilmente aiutato dai servizi segreti russi, e che ora rischiano un provvedimento disciplinare da parte del ministro della giustizia Carlo Nordio (ex magistrato di punta, peraltro).

Il motivo è la (presunta) intromissione di un potere (quello esecutivo, del governo) nei confronti di un altro (quello giudiziario). L'Associazione nazionale magistrati, per esempio, che ha anche riunito a convegno alcuni togati a Palazzo di Giustizia per discutere del tema, sottolinea che "la valutazione degli elementi di fatto sottesi alla decisione" e "il sindacato interpretativo delle norme" non possono essere oggetto di azione disciplinare. Un pensiero espresso anche dalla Camera penale (gli avvocati), che va anche oltre, riferendosi all'intromissione degli Stati Uniti e affermando che "se è inammissibile che vi siano interferenze interne rispetto all’esercizio della funzione giurisdizionale, è ancora meno tollerabile che ve ne siano da parte di rappresentanti di altri stati".

Gli Stati Uniti, infatti, avevano avvertito che, nel nostro paese, ben sei persone negli ultimi tre anni erano scappate dai domiciliari mentre erano in attesa d'estradizione oltre oceano. Tuttavia un'intromissione l'aveva tentata anche la Federazione Russa: Maria Zakharova, portavoce del ministero degli esteri, aveva detto che il paese avrebbe aiutato Uss. Questi, una volta in patria, ha ringraziato le "persone forti" che lo hanno aiutato a scappare, e il padre Aleksandr, governatore di Krasnoyarsk e amico di Putin, ha ringraziato direttamente il presidente. Per non dire del mandato d'arresto per reati finanziari spiccato verso Uss dal Tribunale di Mosca, tentando una richiesta d'estradizione a sua volta: mandato revocato non appena Uss ha messo piede in patria.

Non finirà sicuramente qui. Magistrati e avvocati sono agguerriti (i secondi stigmatizzano il fatto che siano stati pubblicati i nomi del collegio di giudici, pratica peraltro abbastanza diffusa quando si dà conto di indagini, processi e così via). D'altra parte, mentre giovedì Nordio è atteso alla Camera per un'informativa sul caso, è stata depositata un'interrogazione a lui, ma anche al suo collega del Viminale, Matteo Piantedosi: i firmatari dell'interrogazione, Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova di +Europa, vogliono sapere anche che cos'hanno fatto i servizi segreti italiani per controllare Uss, visti i reati di cui la giustizia statunitense vuole che risponda: traffico di petrolio e di tecnologia militare (peraltro l'estradizione è stata concessa per il solo traffico di petrolio).

Si è aperto un chiaro scontro tra poteri e prerogative. I magistrati (trovando l'alleanza con gli avvocati) intendono difendere la loro (sacra) autonomia, d'altra parte è il governo a rispondere alla figuraccia (politica) di essersi lasciato scappare uno del calibro di Uss. Sullo sfondo (ma non troppo) le due domande che, probabilmente, interessano di più ai cittadini: perché i cellulari di Uss gli sono stati sequestrati tre mesi e mezzo dopo la concessione dei domiciliari, nonostante fosse previsto fin dal verbale d'arresto? E perché, se Uss alla fine è scappato, una serie di persone ha ritenuto che non vi fosse un pericolo di fuga?

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