Un'auto rubata al giorno e affari per 800mila euro: presa la "banda della pausa pranzo"

Sgominato un giro di auto rubate tra Milano e Monza. La base nella ditta di due fratelli

Le auto rubate che entravano all'interno del demolitore - praticamente alla "folle" media di una al giorno - e poi sparivano, cannibalizzate in mille pezzi. I ricambi che venivano spediti all'estero, nei Paesi dell'Est, e rivenduti. E quegli stessi pezzi che hanno fruttato, stando alle stime, almeno 800mila euro. La polizia stradale di Milano ha dato esecuzione a dieci misure cautelari - sette persone in carcere e tre ai domiciliari - nell'ambito dell'operazione "Il riciclaggio è servito", che ha sgominato una presunta associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di veicoli rubati. 

Al centro dell'indagine è finita una attività di autodemolizione di Monza - la D.A.M., ora posta sotto sequestro -, che secondo investigatori e inquirenti era il centro degli affari della banda. Nei guai, insieme agli "addetti" ai furti e agli specialisti nello smontare le auto, sono finiti proprio i due titolari della società, due fratelli 40enni che vengono ritenuti i capi dell'associazione. 

I pezzi rubati sul camion

L'inchiesta è partita tre anni fa quando la Polstrada di Venezia ha trovato e sequestrato pezzi di ricambio e parti di auto su un camion che viaggiava verso la Polonia. Dagli accertamenti effettuati è emerso che la merce era stata imballata proprio dal demolitore monzese, come dimostravano i documenti con l'intestazione alla società trovati a bordo. 

Una ulteriore conferma è arrivata anche dalla tecnologia perché i dispositivi Gps - poi disattivati - segnalavano proprio l'indirizzo della ditta brianzola come ultimo luogo registrato. Il segnale poi da viale delle Industrie si perdeva, "spegnendosi". L'indagine ha così coinvolto la Procura di Monza e gli agenti della Stradale di Milano hanno iniziato una serie di appostamenti, pedinamenti e intercettazioni.

Auto rubate e smontate in pausa pranzo

Grazie all'installazione di un impianto di videosorveglianza gli inquirenti hanno monitorato giorno dopo giorno gli ingressi all'interno del piazzale dell'autodemolizione, che polizia e procura descrivono come uno dei "principali centri di riciclaggio di auto della Lombardia". 

E i fratelli titolari erano quelli che gestivano tutto, "usando" alcuni uomini soltanto per i furti di auto e altri per lo smontaggio. Le vetture, quasi tutte rubate tra Monza e Milano, erano principalmente Suv, di marche svariate: Mazda, Ford, Nissan e Volkswagen. 

In poco più di un mese, 38 giorni circa, gli agenti grazie agli occhi elettronici installati hanno documentato l'ingresso nel capannone della ditta di 32 veicoli rubati: praticamente quasi un furto al giorno. Le auto arrivavano all'interno del demolitore quando l'attività chiudeva le porte ai clienti in pausa pranzo. E in quel momento si iniziava a lavorare "davvero". 

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Il giro d'affari stimato è di circa 800mila euro. Soldi - tanti soldi - che spesso erano anche motivo di discussione tra i due fratelli perché il denaro in pochi attimi andavano in fumo alle slot machine. Il risultato erano le litigate - animate e catturate dalle telecamere degli agenti - perché le giocate spesso includevano anche le quote del pagamento dei collaboratori. 
 

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