Furti di batterie a Tim, Wind e Vodafone: danni da 8 milioni, presa la "banda dei ripetitori"

In manette dieci persone: così rubavano gli accumulatori di energia dagli impianti telefonici

La banda in azione

Entravano in azione in pieno giorno. Anzi sfruttavano la "normalità" a loro favore per fingersi dei normalissimi tecnici al lavoro. Peccato, però, che il loro compito non fosse sistemare ma rubare per poi dare il bottino ai complici, ognuno con un ruolo stabilito e ognuno pagato per fare quello che faceva. 

Gli agenti della polizia stradale di Milano, coordinati dal dirigente Massimo Bentivegna, hanno arrestato dieci persone - sette in cella e tre ai domiciliari - accusate di associazione a delinquere finalizzata al furto, alla ricettazione e attentato alla sicurezza delle telecomunicazioni.

I dieci, con l'aiuto di altri tre uomini che sono stati sottoposti all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, sono ritenuti parte di una banda che da marzo 2018 fino a quest'anno ha messo a segno numerosi colpi negli impianti telefonici di Tim, Vodafone e Wind in tutto il Nord Italia. 

Gli accumulatori degli impianti

I fari degli investigatori sul gruppo, composto da tutti cittadini napoletani, si sono accesi proprio a marzo, quando le tre compagnie hanno denunciato una serie di furti in alcuni loro impianti dai quali erano spariti gli accumulatori di energia, in pratica delle batterie di emergenza che servono per tenere attivi i ripetitori anche in caso di black out elettrico. 

I colpi si sono susseguiti con una frequenza disarmante - almeno un centinaio quelli messi a segno -, ma le aziende ogni volta se ne accorgevano in ritardo: soltanto quando a causa di un guasto il segnale veniva meno e gli accumulatori non entravano in funzione, proprio perché già spariti. 

Foto - Uno degli impianti svaligiati

Banda dei ripetitori, furti a Tim Telecom Wind 9

Il Gps fino alla "tana"

La svolta è arrivata quando Vodafone ha installato nelle batterie dei segnali Gps, che hanno portato i poliziotti fino a un capannone di Erbusco, che la base usava come punto di stoccaggio, mentre il covo era nell'alta Val Trompia in una casa che i ladri abitavano soltanto nei giorni necessari per mettere a segno i furti prima di tornare a Napoli. 

Da lì, gli agenti sono risaliti all'uomo che aveva affittato il furgone - era il componente della banda che curava la logistica - e da lui, con una lunga indagine, a cascata su tutti gli altri componenti della banda. 

Le batterie in Burkina Faso 

Una banda che, come accertato dalla Stradale, aveva esteso i propri tentacoli fino all'Africa. Le batterie rubate, infatti, potevano prendere due strade. 

Quelle più vecchie venivano acquistate - per circa 30 euro - da ditte della provincia di Brescia, Mantova e Padova, che, dopo averle ripulite, le davano a un'azienda di Napoli che le usava per estrarre il piombo. 

Le più nuove venivano vendute in Burkina Faso, attraverso un ricettatore del posto che però vive in Italia. Così, gli accumulatori partivano dal porto di Genova e una volta in Africa veniva usati per dare energia alle abitazioni private. 

Rischio black out 

In Italia, invece, il rischio era proprio quello di restare senza energia. In caso di black out - hanno sottolineato i dirigenti di Vodafone, Tim e Wind - era possibile che ampie zone d'Italia, come in effetti è accaduto qualche volta, restassero senza copertura telefonica e quindi potenzialmente senza la possibilità di comunicare. 

Per far fronte ai danni causati dalla banda, secondo una stima degli investigatori che hanno recuperato oltre mille batterie, le aziende hanno speso otto milioni di euro all'anno. 

Foto - Le batterie recuperate

Banda dei ripetitori, furti a Tim Telecom Wind 2

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