Presa la 'banda delle cavallette': con un pezzo di bottiglia svaligiavano le case a Milano

Sette ladri in manette, sono accusati di 5 furti. Erano specializzati nella "tecnica dell'adesivo"

Erano praticamente invisibili. Come le "cavallette", paragone scelto da chi a lungo gli ha dato la caccia, avevano "invaso" Milano e una volta finito il lavoro erano pronti a sparire. Mai un gesto fuori posto, mai un'ostentazione, solo e soltanto lavoro. E il loro lavoro, quello di 7 cittadini georgiani arrestati dalla Squadra mobile, guidata dal dirigente Marco Calì, era rubare, svaligiare appartamenti. In due mesi hanno colpito almeno cinque volte, ma la convinzione di investigatori e inquirenti è che i blitz con la loro firma siano molti di più. 

L'esigenza adesso, però, era bloccarli prima che colpissero ancora e prima che scappassero. E così nel fermo della procura, per cui hanno lavorato i magistrati Laura Pedio e Francesca Crupi, vengono loro contestati cinque furti: a fine luglio in viale Teodorico, il 10 settembre in via Mac Mahon, il 19 settembre in via Lippi - non riuscito -, il 20 settembre a Solaro e tre giorni dopo a Pregnana. 

Il filtro o la plastica

Esperti e abilissimi, i sette hanno commesso un errore imperdonabile nel colpo di viale Teodorico: uno di loro ha lasciato un'impronta accanto alla porta dell'appartamento svaligiato. Quella traccia non è sfuggita agli esperti della Scientifica che l'hanno repertata e hanno ottenuto il match con un georgiano 36enne che era stato in cella in Italia nel 2012, chiaramente per furto. Da lì gli investigatori della II sezione, coordinati da Vittorio La Torre, sono risaliti agli altri complici - tutti connazionali tra i 39 e i 51 anni - e a tre auto prese a noleggio per andare in giro per Milano per scegliere gli obiettivi. 

Individuata la casa da "visitare", partiva il copione, studiato nei minimi dettagli, quasi perfetto. Da veri "professionisti dei furti", come li ha descritti il numero uno della Mobile. Il primo passo era sistemare nella fessura della porta un filtro di sigaretta o un pezzettino di plastica ricavato da una bottiglia, mai più grande di 1 centimetro, e lasciarlo lì per due o tre giorni prima di tornare a compiere il secondo sopralluogo: la presenza del filtro o dell'adesivo ancora lì garantiva alla banda che nessuno aveva aperto la porta e che di conseguenza l'appartamento era vuoto, con ampi margini di manovra per loro.

Guadagnarsi l'ingresso nelle abitazioni, poi, non era un problema, dato che tra i 7 c'era un vero specialista del settore. Così come non hanno mai avuto problemi a smurare le cassaforti e fuggire, anche perché prima di entrare in azione compivano ripetuti giri di perlustrazione per assicurarsi che non ci fossero "sbirri" nei paraggi. Nei cinque colpi che gli vengono contestati hanno portato a casa un bottino di almeno 20mila euro, per difetto. 

I soldi nel freezer

Bottino che in realtà nelle loro mani restava giusto il tempo di piazzarlo. Indagando su di loro, infatti, gli agenti sono arrivati anche al loro ricettatore di fiducia: un egiziano 38enne - anche lui adesso in manette - che "raccoglieva" i gioielli rubati e pagava immediatamente in contanti. 

A casa sua, un appartamento in viale Monza, i poliziotti hanno trovato gioielli e 15mila euro nascosti tra il cibo nel freezer. E il particolare nascondiglio non era sfuggito neanche alla banda, tanto che "Cero" - il soprannome di uno di loro - e un socio parlando tra loro avevano fatto riferimento ai "soldi congelati". L'ultima idea della banda - hanno accertato le indagini - era derubare anche il ricettatore, che tanto non avrebbe potuto denunciarli. 

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Poi le "cavallette", a "saccheggio" finito, sarebbero tornate in Georgia e sarebbero sparite nel nulla. Purtroppo per loro, però, i poliziotti hanno fatto prima e li hanno incastrati, anche grazie a un'impronta grande proprio quanto i pezzi di plastica che loro usavano per i colpi. 

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