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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca Cinisello Balsamo / Via Grandi

Minorenni romeni costretti a rubare all'Esselunga: le condanne

Diversi patteggiamenti e rinvii a giudizio per i 15 membri di tre distinte organizzazioni. I minorenni, reclutati in orfanotrofio in patria, erano segregati a Cinisello Balsamo

Reclutavano ragazzini minorenni all'orfanotrofio di Ramnicu Valcea, nella Romania centrale, con la promessa di una migliore prospettiva di vita, poi - in Italia - li vendevano a connazionali che sequestravano i loro documenti e li segregavano in un appartamento in via Grandi 6 a Cinisello Balsamo, che fungeva da "base". E infine i minori erano costretti ad effettuare furti all'Esselunga, come per "ripagare" viaggio, vitto e alloggio. Quanto alla merce rubata, veniva rivenduta a ricettatori in Italia oppure spedita in Romania.

L'organizzazione è stata smantellata nel 2010 con vari arresti. In realtà ad operare erano tre distinte associazioni a delinquere, due di romeni e una di italiani. Sette dei quindici indagati hanno patteggiato pene fino a due anni e quattro mesi. Altri cinque sono stati rinviati a giudizio.  Infine, gli ultimi tre risultano irreperibili. 

Esselunga non si è costituita parte civile. Ha subìto furti del valore totale di 157 mila euro.

Promotore del crimine, Adrian Bardasu, rinviato a giudizio. La sua convivente, Daniela Palamariu, abitando vicino all'orfanotrofio, accoglieva in casa i minorenni, adescati da un terzo soggetto. Una quarta persona li portava poi in Italia e li "cedeva" alla seconda organizzazione, promossa da Cosmin Vilcu, irreperibile. 

Secondo le indagini, i minori subivano violenze e minacce di vario genere. In particolare venivano segregati nell'appartamento di Cinisello, senza documenti. La banda li portava presso i punti vendita Esselunga di tutta la provincia di Milano per far loro commettere i furti, rubando prodotti preventivamente indicati dai "capi", come bresaola, parmigiano, tonno, alcolici, ma anche lamette da barba e trucchi femminili.

La merce veniva in parte rispedita in Romania, in parte venduta alla terza organizzazione coinvolta, composta da italiani, con a capo Claudio Longhi, che figura tra quelli che hanno patteggiato.

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