Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Ruba alla Triennale, alla Bocconi e al museo del Design, poi defeca nei cestini: arrestato

L'uomo, 29 anni, è accusato di venticinque furti. Nei guai anche la sua compagna. La storia

Foto repertorio

In alcune delle immagini "rubate" dalle telecamere durante i suoi furti era stato ripreso chiaramente proprio mentre si abbassava i pantaloni e defecava. A nulla era valso neanche il suo tentativo di nascondersi il volto con il cappuccio di una felpa. Perché proprio quella felpa - e questo è stato l'ultimo indizio raccolto dagli investigatori - i carabinieri l'hanno trovata a casa sua. 

Un uomo di ventinove anni - un italiano disoccupato con precedenti - è stato arrestato lunedì perché ritenuto responsabile di venticinque furti commessi a Milano tra il giugno 2016 e il gennaio 2017. Nei guai insieme a lui è finita anche la sua compagna - una donna, anche lei italiana, di quattro anni più grande -, che è stata sottoposta all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. 

Dal museo alla Bocconi: tutti i colpi

A incastrare i due sono stati i carabinieri della stazione Barona, guidata dal luogotenente Giuseppe Bonavolontà, che nel corso dei mesi hanno raccolto tutte le denunce "compatibili" in giro per Milano e piano piano hanno composto il puzzle che ha portato il 29enne in carcere. 

L'uomo, stando a quanto accertato dagli investigatori, avrebbe iniziato i colpi il 23 giugno 2016 - riuscendo a entrare nel museo del Design - per terminare la sua carriera il 12 gennaio 2017 con un "blitz" all'hotel Nhow di via Tortona. In mezzo, a volte con la complicità della compagna, avrebbe "visitato" l'ospedale San Paolo, il palazzo della Triennale - quattro volte - l'università Bocconi - tre volte -, due parrocchie cittadine e alcuni negozi. Quasi sempre il ladro portava via tablet, computer o cellulari, che poi - questa la certezza di Fabio Manzo, capitano della compagnia di Porta Magenta - venivano rivenduti nei mercatini della città. 

La serialità e lo sfregio finale

A tradire il 29enne, permettendo ai militari di incolparlo di venticinque furti, è stato proprio il suo modus operandi, da perfetto seriale.

Stando a quanto ricostruito dagli investigatori, infatti, l'uomo aveva un copione quasi sempre identico: entrava negli obbiettivi scelti forzando le porte, prendeva la refurtiva, come gesto di sfregio defecava in un cestino - scena questa ripresa più volte - e poi andava via facendo attenzione a nascondersi il volto con il cappuccio sotto le telecamere. 

Quando i militari sono andati a casa sua - un appartamento in cui vive insieme alla sua compagna -, nell'armadio hanno trovato proprio quella felpa, con un particolare disegno sul cappuccio. A quel punto per lui sono scattate le manette. 

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