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Giovedì, 26 Maggio 2022
Cronaca

Il blogger milanese insultato e aggredito nella piscina di lusso: "Frocio, vai pestato a sangue"

La denuncia di Angelo Mazzone, blogger milanese fondatore di "Milano Segreta". Il racconto

Avrebbe chiesto a due uomini di tenere a bada i bambini che stavano disturbando tutti i presenti. Ma per tutta risposta, stando alle sue parole, avrebbe ricevuto soltanto insulti, minacce e offese a sfondo omofobo. 

Angelo Mazzone - blogger, modello e fondatore della pagina Facebook "Milano segreta" - ha raccontato di essere stato aggredito domenica scorsa mentre si trovava nella piscina di un albergo di Erba, il Castello di Casiglio. 

"Non ho mai fatto in vita mia una cosa simile, anche perché mai mi è successa una cosa del genere, ma devo denunciare pubblicamente un grave episodio di omofobia e volgarità inaudita accaduto", inizia il suo lungo sfogo su Facebook.

"Decido assieme alla mia collega e alla sua famiglia di trascorrere una giornata in piscina, una struttura lusso dove l'ingresso ti costa 75 euro. Questo per sottolineare che abbiamo scelto di dissanguarci economicamente e consapevolmente in un determinato posto proprio per ricercare un certo pregio, una certa discrezione, un servizio di livello e, si pensa, di clientela discreta ed educata oltre ad una certa tranquillità". 

"Bordo piscina, mentre siamo li a chiacchierare, dei bambini iniziano a schiamazzare, urlare, fare baccano - prosegue Mazzone -. Ci diciamo «va beh, son bambini cosa possiamo farci». Lasciamo correre, pensando prima o poi si stancheranno. E invece nulla, il tempo passa e il baccano rimane, più che in una struttura di pregio sembra essere all'Acquafan di Riccione. Con il marito della mia collega decidiamo quindi di avvicinarci ai genitori - due tizi, credo parenti, grandi e grossi - chiedendo gentilmente di tenere a bada i bambini in quanto stanno disturbando la quiete".

Qui, almeno secondo le versione di Angelo, iniziano i problemi: "La risposta di questi due energumeni è «Che cazzo volete? Non rompete i coglioni, tornatevene al vostro posto». Faccio presente di moderare i toni e che non è il caso di offendere visto che stiamo semplicemente facendo notare che stanno disturbando non solo noi ma anche altri presenti in piscina e che poco prima erano andati via proprio perché sembrava una festa in piscina. Non contenti - spiega il blogger - nel frattempo i due iniziano a tuffarsi a bomba in piscina proprio davanti a noi urlando, schizzandoci e iniziando anche loro a far baccano. Mi alzo in piedi e dico esasperato «Per favore la smettete o no? Se questo è il modo in cui educate i vostri figli».

Ed ecco che arrivano i primi insulti: "L'energumeno da dentro la piscina - scrive Mazzone - in risposta mi urla «Brutto frocio di merda ti ho già detto di non romperci i coglioni. Se vuoi la tranquillità vattene in montagna, frocio». Incredulo, mi rialzo e salgo assieme alla mia collega su in reception chiedendo di parlare con un direttore, ma la tizia mi dice che il direttore non c'è, chiediamo allora di un responsabile e ci dice che anche il responsabile non c'è, gli dico «guardi che sta accadendo una cosa gravissima forse lei non se ne rende conto», in risposta «mi spiace moltissimo adesso vedo di mandarvi qualcuno giù in piscina»". 

Neanche dopo la richiesta d'aiuto alla direzione, però, le cose cambiano. Racconta ancora il modello milanese: "Torniamo al nostro posto e il tizio da lontano mi urla «Frocio che sei andato a dire in direzione? Tanto noi qua facciamo il cazzo che vogliamo, il direttore è un nostro amico inutile che vai a lamentarti, andatevene fuori dai coglioni» e mi lancia addosso una specie di zolla di terra. L'apice poi, quando torniamo giù: se la sghignazzano dicendoci che era inutile che continuavamo a fare su e giù e che tanto non ci avrebbe cagati nessuno. Al che prendiamo le nostre cose - racconta ancora Angelo - e andiamo via. Non contenti, queste luride carogne mi inseguono pure nello spogliatoio, battono pugni sulle porte urlando «Vieni fuori brutto frocio, dove sei che quelli della tua categoria vanno pestati a sangue». Altro non ho potuto fare che chiudermi a chiave dentro e aspettare andassero via. E così è stato".

Angelo, dopo il racconto su Facebook - già diventato virale -, ha presentato denuncia alle forze dell'ordine insieme alla famiglia della ragazza che era con lui e sta raccogliendo le testimonianze dei presenti, tra cui una donna malata di tumore che sarebbe stata insultata dagli stessi uomini. La struttura, interpellata telefonicamente dalla redazione, non ha voluto invece commentare.

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