Guardiacaccia con giubbotti catarifrangenti, gli ambientalisti protestano: «Una barzelletta»

Secondo diverse associazioni, in altri Paesi semmai sono i cacciatori a dover utilizzare indumenti ad alta visibilità. Polemiche sui visori notturni che la Regione vuole introdurre: «Illegali»

"Imboscata" in Regione Lombardia sulla caccia: le guardie venatorie volontarie potrebbero dover indossare un indumento ad alta visibilità. «Un chiaro regalo ai bracconieri - si esprime una nota congiunta di numerose associazioni ambientaliste (Legambiente, Wwf, Lav, Lac, Enpa, Gaia, Lipu, Gol e Cabs Bird Guard) - immaginare un guardiacaccia visibile come un catarifrangente, che cerca di sorprendere un bracconiere, sembra più una barzelletta che un atto legislativo di un Paese serio».

Le associazioni fanno notare che in molti Paesi l'indumento ad alta visibilità è imposto ai cacciatori e non certo ai guardiacaccia. Negli Stati Uniti, per esempio, è definito "hunting orange", "arancione da caccia", ed è imposto in quasi tutte le attività di caccia. Un paradosso dunque, visto che l'attività dei guardiacaccia volontari è essenziale nella lotta al bracconaggio (a parole condivisa da tutti), tanto che le guardie venatorie volontarie del Wwf e di Legambiente, in Lombardia, nel 2019 hanno sorpreso 61 cacciatori che commettevano illeciti penali e, in alcune aree della Regione, i volontari denunciano più bracconieri rispetto alle forze dell'ordine.

La Lombardia è "osservata speciale" perché nel suo territorio si commette il 31% dei reati venatori in Italia. I guardiacaccia (che sono pubblici ufficiali) indossano abbigliamento uniformato proprio per ragioni di riconoscibilità, e le loro divise sono approvate dai prefetti. «Appare illegittimo che la Regione obblighi ad indossare abbigliamento di comune utilizzo che poterbbe sì generare confusione ed essere addirittura utilizzato da persone prive di decreto di guardia giurata», notano le associazioni.

Visori notturni: illegali, ma la Lombardia vuole autorizzarli

Quella del giubbino ad alta visibilità è solo una delle modifiche alla legge regionale sulla caccia (la n. 26/1993) approvate in commissione e pronte ad essere votate dall'aula del consiglio regionale il 12 maggio 2020. Tra le altre proposte, quella per consentire la caccia di selezione al cinghiale tutto l'anno, in contrasto (secondo le associazioni ambientaliste) con il periodo di caccia previsto dalla legge nazionale, «cosa ben diversa da piani di controllo effettuati da agenti di polizia giudiziaria e conduttori autorizzati dei fondi».

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E poi, sempre sul fronte dellla caccia al cinghiale, Regione Lombardia sta per autorizzare (se il voto del 12 maggio sarà favorevole) l'uso di dispositivi per la visione notturna. «Si tratta di mezzi di caccia non compresi tra quelli tassativamente consentiti dall'articolo 13 della legge 157/1992», affermano le associazioni ambientaliste: «La corte di Cassazione si è espressa, con la sentenza 48459/2015, stabilendo che "si devono ritenere vietati non solo i mezzi diretti ad abbattere la fauna selvatica diversi da quelli specificatamente ammessi, ma anche tutti quegli strumenti accessori che il detentore abbia aggiunto all'arma per renderla funzionalmente più idonea all'attività di caccia"». Il caso era proprio quello di un visore notturno applicato ad una carabina. Pertanto, le associazioni ambientaliste concludono che la Regione Lombardia vorrebbe rendere legale ciò che è stato già giudicato una violazione penale alla legge statale.

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