Cronaca

Normale acqua potabile rivenduta a quasi due euro al litro perché spacciata per curativa

La vicenda nasce a seguito della denuncia sporta da un uomo di 82 anni. I dettagli

Repertorio

Normale acqua potabile, ma rivenduta a quasi due euro al litro perché spacciata per curativa: finisce nei guai un leccese di 54 anni. Si tratta dell’imprenditore Giuseppe Anguilla, da tempo residente in Svizzera, iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Milano a seguito di un'attività investigativa eseguita negli ultimi mesi.

La vicenda nasce a seguito della denuncia sporta da un uomo di 82 anni, come si apprende dall’agenzia di stampa Ansa. L’anziano, lo scorso 27 marzo, si è infatti presentato presso gli uffici dell’Agenzia di tutela della salute della Città metropolitana di Milano e ha raccontato di aver comperato delle confezioni di “Acquauro”, questo il nome del prodotto messo in commercio, su suggerimento del suo urologo di fiducia. Quest'ultimo avrebbe espressamente indicato in quell'acqua una valida cura e misura preventiva contro distrubi renali e urologici.

L’anziano ha lamentato il costo delle bottiglie, ordinabili soltanto al numero verde con una richiesta di un minimo di 4 confezioni da sei bottiglie, per un totale di 42 euro. Il sapore però, sempre a detta dell’anziano, era simile a quella del rubinetto di casa. “Acquauro” sarebbe stata messa in commercio come prodotto poco mineralizzato e povero di sodio e in grado di stimolare la diuresi, prevenire la formazione di calcoli. Sul depliant,  anche precisi consigli sul dosaggio: “bere almeno due bicchieri al giorno per risolvere il tuo problema: coliche renali e/o infezioni allevie urinarie".  

Le indagini eseguite hanno poi evidenziato che quelle bottiglie, spacciate per terapeutiche, erano "miscele di acque prodotte a Vinadio (in provincia di Cuneo, ndr) con gli esuberi di produzio classificabili come semplici acque potabili per uso umano, né minerali né di sorgente". È quanto ha riportato il gip del Tribunale di Milano circa la società distributrice italiana “Setthim” di diritto svizzero e domiciliata a Milano e il cui legale rappresentante è appunto il salentino. Quest’ultimo è indagato per frode in commercio.

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