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Il ragazzo

Il ragazzo

Speronato da un camper pirata, il drammatico racconto di un ciclista

Il fatto è successo venerdì sera a Gorla Minore. Il ciclista ha sposto regolare denuncia ai carabinieri che indagano

Riceviamo e pubblichiamo il racconto di un nostro lettore: investito da un pirata della strada mentre si allenava in bicicletta. Una storia brutta che ci ha turbato. Quello che ci chiediamo è: "Si può arrivare a speronare una bicicletta per un litigio?".

"Certe cose pensi che possano accadere solo nei peggiori incubi. Mai nella realtà. Quello che ho vissuto ieri (venerdì pomeriggio, ndr) è stato qualcosa di orribile, fuori da qualsiasi logica umana e di una brutalità indescrivibile", scrive il nostro lettore nelle prime righe della missiva. 

Tutto è nato da un semplice giro in bici: "Ma partiamo dall'inizio: erano le 15.30 quando io e un mio amico Luca (nome di fantasia) decidiamo di prendere le biciclette da corsa per un breve giro. «Facciamo cinquanta chilometri, giusto per fare qualcosina… nulla di impegnativo», mi dice. Così partiamo dall'altomilanese per dirigerci verso la Valle Olona, nel varesotto. Un percorso che per noi non serba più nessuna sorpresa: conosciamo ogni centimetro di quelle strade".

"Verso il venticinquesimo chilometro decidiamo di tornare verso casa — prosegue nella lettera il nostro lettore —. Prendiamo la strada Provinciale 19, non molto trafficata. Al confine tra Gorla Maggiore e Gorla Minore, alla rotonda vicino al cantiere della Pedemontana, vengo investito e lasciato sull'asfalto". 

"Un centinaio di metri prima della rotonda un camper infrange lo stop e si immette, da sinistra, sulla strada provinciale creando una situazione di pericolo nei nostri confronti. Un episodio come, purtroppo, ne succedono tanti, ma ogni volta non riesco a stare zitto. Inveisco contro di lui: «OOO! OCIO!», urlo. Il conducente rallenta, si affianca e ridendo mi dice: «Non vi ho visti». «Stai attento, ci hai messi in pericolo!», gli rispondo con tono seccato. Il conducente ha al suo fianco un passeggero che però non proferisce parola".

Brutalmente speronato. "Luca, nel frattempo, aveva guadagnato qualche metro di distanza. Il camper si accosta in rotonda. Ho paura. Sbanda, mi stringe in entrata. Sto in piedi, non cado. All'uscita mi mette di nuovo alle strette: allarga molto verso l'esterno. Ho poco spazio: la ruota è stretta tra il veicolo e il ciglio della strada. Il mio cervello non pensa, agisce: mi appoggio con la spalla alla fiancata del camper che mi sta superando stringendomi sempre più. È la scelta che mi salva la vita. Riesco a stare in piedi per alcuni metri, poi il mezzo accelera. Cado a terra: batto gomito, ginocchio e coscia".

Il mezzo lascia il luogo dell'incidente senza soccorrere. "Il camper non si ferma, scappa via lasciandomi a terra. Dietro di me le macchine inchiodano. Luca si ferma improvvisamente. Urla: "Inseguitelo", ma il mezzo era già lontano. Mi rialzo, inizialmente non sento dolore. Guardo il ginocchio: perde sangue, così come la coscia e il gomito. Con l'aiuto di un automobilista mi sposto sul ciglio della strada. Viene lanciato l'allarme: Luca chiama prima i carabinieri, poi l'ambulanza. Sul posto arriva il personale del 118. Mi immobilizzano e mi portano all'ospedale".

Un lieto fine: "Al pronto soccorso non trovano nulla di rotto. Solo qualche botta e una 'bella' grattata: 10 giorni di prognosi. Mi è andata bene, ma il pirata della strada non è ancora stato identificato e potrebbe colpire ancora. Cerco giustizia. Voglio trovare quell'uomo, guardarlo dritto negli occhi e porgergli una semplice domanda: «Ti sei reso conto che potevi uccidermi?»".

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