Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

Hackers contro le intercettazioni dei magistrati: Usa non consegnano computer di un sospettato

La decisione del Dipartimento di Stato blocca di fatto il processo perché non è possibile provare il dolo: la procura costretta a chiedere l'archiviazione

Immagine di Repertorio

Per la procura di Milano è l'uomo che ha finanziato i mezzi informatici utilizzati nel 2015 per "bucare" il sistema utilizzato per le intercettazioni durante le indagini. Ma gli Stati Uniti hanno "bloccato" il procedimento comunicando che non consegneranno all'Italia i contenuti dei computer sequestrati durante l'estate del 2017. Questo impedisce alla procura di sostenere il processo contro l'uomo, un 30enne che ha una concessionaria di automobili a Nashville, nel Tennessee.

Nel 2015 qualcuno (di cui a questo punto sarà praticamente impossibile scoprire l'identità) rubò il codice sorgente del programma "Galileo" della società Hacking Team. Un software di intercettazione telematica usato dalle polizie di tutto il mondo. Dopo la sospensione prudenziale delle intercettazioni da parte dei magistrati milanesi, sono partite le indagini. Come racconta dettagliatamente il Corriere, si è risaliti a un server noleggiato in Olanda da un anonimo che aveva pagato in Bitcoin. 

Attraverso vari passaggi le indagini sono arrivate al portafoglio in Bitcoin di Fariborz Davachi, 30enne di origine iraniana, cittadino Usa residente a Nashville dove gestisce un concessionario. Gli agenti del Fbi hanno sequestrato i computer di Davachi su rogatoria delle autorità italiane; lui ha ammesso che i Bitcoin erano suoi ma ha anche aggiunto di non averli usati lui, bensì qualcuno che non è in grado di identificare perché è un tossicodipendente. 

Una spiegazione poco convincente; ma il Dipartimento di Stato americano nega ora la consegna del materiale informatico trovato a casa di Davachi perché "non c'è motivo di ritenere che si possa trovare qualcosa d'interessante". Il virgolettato non è esattamente con queste parole ma il senso è questo. Un diniego che chiude, come si diceva, sul nascere il processo, perché senza poter provare il dolo di Davachi la procura non può che chiederne l'archiviazione. 

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