Cronaca

I figli della "Milano bene" rubavano a Gardaland: arrestati in 15, 10 minorenni

Rubavano cellulari e portafogli a Garland. Arrestati 15 ragazzini, di cui 10 minorenni, tutti figli della Milano Bene. Coi carabinieri si sono giustificati dicendo che per loro era un gioco e che “rubare è una botta di adrenalina”

15 giovani benestanti di altrettante famiglie bene di Milano, 10 dei quali minorenni, sono stati arrestati dai carabinieri di Peschiera del Garda: rubavano portafogli, cellulari ed zaini incustoditi che i turisti si portavano a Gardaland, un famoso parco divertimenti lombardo.

Due ragazzi maggiorenni, rispettivamente di 21 e 22 anni sono stati arrestati, mentre per tutti gli altri minorenni sono scattate le denunce per furto. Facevano parte di tre baby gang, scollegate tra di loro. Due dei ragazzi del gruppo abitavano a Brescia.

I giovani partivano alla mattina da Milano e in treno raggiungevano il parco divertimenti, dove “alleggerivano” i turisti. Una volta arrestati e portati in caserma i ragazzi hanno derubricato i loro gesti a semplici “giochi” e uno di loro ha persino dichiarato che: “rubare è una botta di adrenalina, più dei giochi elettronici”.

Anche dopo gli interrogatori in caserma, i ragazzini hanno continuato a ridere e scherzare come se le accuse di furto mosse dai carabinieri non fossero rivolte a loro o non fossero comunque una cosa grave.

Tutti figli della cosiddetta “Milano bene”: il figlio di un notaio, quello di un pianista della Scala e la prole di svariati avvocati e imprenditori. Tutti bravi studenti e incensurati.

Da settimane al parco divertimenti di Peschiera del Garda erano stati segnalati furti. Alcuni visitatori hanno dovuto lasciare la loro macchina nel parcheggio del parco, perché nella borsa rubata c’erano anche le chiavi della macchina.

Una quindicina di militari in borghese si sono quindi infiltrati nel parco come turisti e hanno colto in flagrante i 15 ragazzini che se la svignavano con 20 zainetti, che i visitatori lasciano prima di salire sulle giostre “adrenaliniche” che prevedono la necessità di un’imbracatura e di nessuna borsa o zaino addosso.

Il dramma reale di questa vicenda è ben riassunto dalle parole di uno dei carabinieri che ha arrestato i giovani: “non si sono resi conto di quello che avevano fatto neppure quando li abbiamo informati di nominare un avvocato perché li avremmo denunciati”.
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