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Definì Salvini «sciacallo da mojito»: per i giudici Ilaria Cucchi esercitò il suo «diritto di critica»

Salvini aveva commentato che «la droga fa male sempre e comunque» quando vennero condannati i carabinieri per la morte di Stefano Cucchi

Definì sciacallo Matteo Salvini, che la querelò per diffamazione. Ma ora il Tribunale di Milano ha archiviato la posizione di Ilaria Cucchi, ritenendo che il suo fosse un diritto di critica considerato il dolore per la morte del fratello Stefano. La decisione del gip di Milano è stata resa nota dalla stessa Cucchi attraverso Facebook.

L'episodio risale al mese di novembre del 2019, quando il Tribunale di Roma condannò i carabinieri imputati di omicidio preterintenzionale per la morte di Stefano Cucchi, avvenuta nel 2009. Salvini, all'epoca non più ministro dell'Interno, commentò che «questo testimonia che la droga fa male sempre e comunque». La sorella di Stefano replicò definendo il senatore leghista uno «sciacallo» che parlava «ancora sotto gli effetti del mojito».

«Il Tribunale di Milano ha ritenuto che le mie espressioni, sicuramente molto forti, fossero tuttavia giustificate e pertinenti al contesto», spiega ora la Cucchi nel post su Facebook: «Ha ritenuto che io ho esercitato in maniera più che legittima il mio diritto di critica». Non si può infatti prescindere, per il gip di Milano, «dalla portata di dolore che la morte di Stefano Cucchi ha comportato per i famigliari, che hanno cercato di difendere la sua memoria e fare emergere la verità processuale» di una vicenda giudiziaria «dolorosa che è diventata di interesse pubblico per il coinvolgimento di uomini appartenenti alle istituzioni e che ha suscitato dibatti accesi anche nel mondo politico».

Le affermazioni della sorella di Stefano appaiono al gip «forti e astrattamente offensive, ma funzionali, nell'acceso dibattito, a reagire a quella che è stata percepita come un'indebita inconferente associazione del 'caso Cucchi' alla problematica, generale della droga». Diritto di critica, dunque, e non diffamazione.

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