Ci si può cambiare nome per integrarsi di più

Il caso di un immigrato che vuole assumere un nome italiano per sentire meno vergogna nei rapporti personali: il nome attuale tradisce infatti subito la sua origine albanese

Ci si può far cambiare il nome di battesimo per integrarsi meglio in Italia. Lo ha decretato il Tar della Lombardia giudicando il caso di un immigrato albanese, Erzen M., a cui finora le autorità italiane avevano negato la possibilità di cambiare il nome di battesimo per assumere quello di Emilio.

L'uomo aveva acquisito la cittadinanza nel 2003, dopo avere sposato una italiana, e nel 2009 aveva presentato domanda alla prefettura di Como per cambiare appunto il nome. Secondo la legge, la possibilità di cambiare nome e/o cognome è data solo per "carattere eccezionale" e in presenza di situazioni "oggettivamente rilevanti, supportate da adeguata documentazione e significative motivazioni". Questo perché la stabilità del nome riveste interesse pubblico. E la prefettura lariana aveva negato il permesso.

L'uomo ha presentato ricorso spiegando tra l'altro di essere frequentemente a disagio: lavorando in Svizzera, sostiene di essere spesso fermato dalle forze dell'ordine alla frontiera, "apparendo (si legge nel ricorso) non verosimile che sia un cittadino italiano". Un disagio però che i giudici del Tar non hanno preso in considerazione, giacché l'uomo nella richiesta alla prefettura non ne aveva fatto cenno, parlando invece di "lacerante vergogna" nei rapporti interpersonali e di "gravi pregiudizi" verso di lui, causati dall'immediata conoscenza della sua origine albanese.

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Il Tar ha riconosciuto questa sua esigenza, considerando anche che l'uomo viene già chiamato Emilio dai suoi conoscenti (questo conferma la sua aspirazione ad integrarsi sempre di più). La motivazione, dunque, è "significativa e assai apprezzabile", scrive il Tar, e quindi va accolta. Erzen si chiamerà ufficialmente Emilio, nome con cui da anni è ormai chiamato nella vita lavorativa.

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