Via Chiasserini, per l'incendio risarcimento ridotto al Comune: «La Locale doveva sequestrare»

Sotto "accusa" il mancato sequestro del capannone durante l'ispezione tre giorni prima del maxi rogo

L'incendio di via Chiasserini

Per il rogo di via Chiasserini (che ha devastato, il 14 ottobre 2018, un capannone zeppo di rifiuti accumulati illecitamente), il Comune di Milano e la Città Metropolitana di Milano si sono visti liquidare un risarcimento danni nettamente inferiore a quello che ci si aspettava. E c'è un motivo: i giudici hanno stabilito che, in seguito ad un sopralluogo della polizia locale e dai tecnici della Città Metropolitana effettuato l'11 ottobre, cioè tre giorni prima, ci sarebbero stati tutti gli elementi per disporre il sequestro immediato del sito, ed invece questo non è avvenuto. E' emerso dalle motivazioni della sentenza con cui, nell'ottobre del 2019, sono state emesse le condanne e stabiliti i risarcimenti.

Una "condanna" in piena regola, se così si può dire, all'operato dei vigili urbani. Le forze intervenute tre giorni prima dell'incendio conoscevano la situazione della falsa fidejussione presentata da coloro che gestivano il capannone, la "Ipb Italia", e che nel frattempo sono stati processati e condannati. I giudici hanno stabilito anche i danni per 2 milioni di euro, fissando una provvisionale di risarcimento di 100 mila euro per la Città Metropolitana e di 70 mila per il Comune di Milano. 

L'incendio di via Chiasserini

Le indagini della polizia e del Noe erano partite proprio la notte del 14 ottobre, quando la discarica di via Chiasserini era andata a fuoco. Per domare le fiamme era stato necessario l'intervento di 172 equipaggi dei pompieri, che avevano lavorato quasi per quindici giorni, anche per scongiurare il rischio diossina

Da quel rogo, senza ombra di dubbio doloso, gli investigatori hanno iniziato il loro lavoro e sono arrivati alla Ipb Italia Srl, che aveva preso il capannone in gestione dalla Ipb, assolutamente estranea a ogni vicenda. 

Nelle fiamme quella notte erano andate in fumo 13mila tonnellate di rifiuti illegali — quasi tutta plastica —, che lì in realtà non dovevano esserci. Quell'immondizia, che era nascosta da tre container sistemati in verticale, avrebbe creato una montagna di rifiuti alta cinque metri se distribuita su un intero campo di calcio.

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