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Il camion pieno di rifiuti entra in retromarcia nell'area del capannone

Il camion pieno di rifiuti entra in retromarcia nell'area del capannone

Traffico illecito di rifiuti, arrestata la banda dell'incendio di Corteolona

I rifiuti (prevalentemente plastiche) provenivano quasi interamente da Corsico e Cesano Boscone

"Puoi ritirare la torta, al centro ho abbondato con il liquore così domani ti ubriachi". Con questo messaggio Whatsapp uno dei due esecutori materiali comunicava alla "mente" l'esecuzione, il 3 gennaio 2018, dell'incendio in un capannone di Corteolona (Pavia) da qualche mese utilizzato per stoccare illecitamente rifiuti. La "mente", il 40enne lecchese Riccardo Minerba, non aveva soltanto commissionato il rogo, ma gestiva a monte il traffico illegale proveniente da centrali di raccolta legali e autorizzate, che però avevano scelto di smaltire i rifiuti evitando di pagare gli (alti) costi delle discariche lecite, 150 euro a tonnellata, e la tassa regionale, 10 euro a tonnellata.

Le indagini si sono concluse con l'arresto di sei persone, quattro in carcere e due ai domiciliari, e sono state divise sostanzialmente in due parti, la prima coordinata dalla procura di Pavia, la seconda dalla dda (direzione distrettuale antimafia) di Milano. Secondo quanto emerso, l'attività dei sei uomini era rodata e ripetuta, ma non connessa con altri roghi di rifiuti che, ad un certo punto, hanno dato alla provincia di Pavia il soprannome di "Terra dei fuochi" lombarda, e nemmeno connessa (per quel che risulta fin qui) con la criminalità organizzata, che viene sempre in mente quando si parla di incendi di rifiuti.

Movimenti sospetti di un camion

I carabinieri di Corteolona, a settembre del 2017, si sono insospettiti notando i movimenti di un camion nel piccolo centro pavese. Così, insieme ai carabinieri forestali, sono stati avviati i monitoraggi con telecamere e intercettazioni fino ad avere un quadro chiaro della situazione nel capannone e di chi vi gravitasse. Poi, a dicembre, l'attività si è praticamente interrotta, segno che la struttura fosse già piena. La situazione pareva simile ad altre già viste nella bassa lombarda: il capannone "esaurito" viene abbandonato in attesa che, dopo qualche tempo, qualcuno scopra i rifiuti all'interno. Le persone erano state tutte individuate e la procura ha disposto l'interruzione delle operazioni di monitoraggio.

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Come un fulmine a ciel sereno, il 3 gennaio è scoppiato l'incendio, con 1.900 tonnellate di rifiuti in fiamme e l'invito a restare in casa da parte del sindaco ("non si sa che cosa sta bruciando"). Erano per la maggior parte materie plastiche, ma anche parte della struttura stessa ha preso fuoco. Le indagini sono state rapidamente riavviate e, il 10 gennaio, sono state effettuate diverse perquisizioni in aziende del Bresciano. Luca Liloni, 34enne imprenditore di Montichiari, era il principale "bersaglio": è infatti il titolare dell'azienda di trasporto che materialmente portava i rifiuti al capannone di Corteolona. 

Attività rodata

Minerba e Liloni erano stati già "pizzicati" nel mese di agosto del 2017: il primo aveva preso in affitto un capannone a Borgo Vercelli (Vc) sempre per stoccare illecitamente rifiuti trasportati materialmente dal secondo, a cui i carabinieri locali avevano sequestrato alcuni mezzi. Lo "stop" all'attività a Borgo Vercelli aveva portato Minerba ad affittare il capannone di Corteolona e poi, dopo l'incendio e ad indagini in corso, ad avviare le trattative per affittare altri tre capannoni nelle province di Novara, Sondrio e Bergamo. Segno che l'attività era rodata e continuata. Le imminenti conclusioni di queste trattative sono state determinanti per decidere, da parte del gip di Milano Alfonsa Maria Ferraro, le custodie cautelari.

Gli arresti

Per Minerba e Liloni si sono aperte le porte del carcere, così come per i due esecutori materiali dell'incendio del 3 gennaio: il 50enne Vincenzo Divino, autore del messaggio criptico sulla torta al liquore per comunicare l'avvenuto rogo, e il 42enne romeno Stefan Daniel Miere, unico straniero del gruppo, entrambi residenti nel Pavese. Ai domiciliari sono invece finiti due imprenditori, titolari di altrettanti centri di raccolta e smistamento rifiuti: il 53enne milanese Alessandro Del Gaizo (sua la Corsico Rottami di Corsico) e il 41enne comasco Santino Pettinato (sua la Ecogroup di Settimo Milanese). 

Minerba, Liloni, Del Gaizo e Pettinato sono indagati per smaltimento illecito di rifiuti (art. 452-quaterdecies del Codice Penale) e gestione rifiuti non autorizzata (art. 256 del Codice dell'Ambiente). Minerba, Divino e Miere per combustione illecita di rifiuti (art. 256 bis del Codice dell'Ambiente). 

Un milione di ingiusto profitto

Il sito di Corteolona è tuttora sotto sequestro e dovrà certamente essere bonificato perché, se il rogo ha interessato soprattutto materie plastiche e in misura minore carta e cartoni, le fiamme hanno intaccato anche parte della struttura. I carabinieri hanno stimato in quasi 2 mila tonnellate (1.900 per l'esattezza) i rifiuti stipati nel capannone da settembre a dicembre del 2017, ma ritengono che, a conti fatti, le centrali di smistamento che si servivano dell'attività di Minerba per liberarsi dei rifiuti abbiano "smaltito" in questo modo almeno 7 mila tonnellate di materiale, con un mancato esborso di oltre un milione e 100 mila euro (150 a tonnellata) per smaltire invece in modo lecito, nonché di 70 mila euro (10 a tonnellata) di tassa regionale. 

I rifiuti stoccati a Corteolona provenivano essenzialmente dalla Corsico Rottami. A loro volta, in parte da una ex cartaria di Cesano Boscone, dichiarata fallita nel 2013 e che la Ecogroup aveva il compito di smaltire. Da quello che è emerso dalle indagini, la Corsico Rottami avrebbe avuto un eccesso di rifiuti rispetto a quello per cui possedeva l'autorizzazione e quindi avrebbe avuto la necessità di stoccarne parte altrove. 

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