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Incendi Città Studi / Via Giovanni Pacini

I ragazzini che bruciano un locale in cambio di 500 euro (uno tradito dalla tuta della Juve)

In manette 5 ragazzi, accusati dell'incendio che aveva devastato la pasticceria "I 4 Mastri Grecchi" di via Pacini

Sarebbero stati assoldati per quel piano. Pagati, pochi euro, per fare danni da migliaia e migliaia di euro. Quasi come fossero dei criminali consumati, nonostante la giovane età. Ma, senza saperlo, dietro di loro hanno lasciato una serie di tracce e indizi che hanno permesso ai carabinieri del nucleo investigativo di incastrarli tutti. Cinque ragazzi sono stati arrestati martedì mattina in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Gip Anna Magelli perché accusati di essere i responsabili dell'incendio doloso che la notte del 19 ottobre 2022 aveva devastato la pasticceria "I Mastri Grecchi" di via Pacini a Milano. 

In manette sono finiti il 18enne Marco C., il 20enne Bruno Carlo A. - con numerosi precedenti alle spalle, ultimo dei quali un arresto del 29 giugno per il tentato furto di un motorino -, il 19enne Davide V. - già sottoposto all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e con alle spalle condanne per lesioni, rapina e ricettazione -, il coetaneo Dennis P. - con precedenti per furto - e il 20enne Claudio Pio R., fermato ad Agrigento, che avrebbe fatto da autista alla banda di amici. Rispondono tutti, in concorso, delle accuse di incendio e danneggiamento aggravato. Durante le perquisizioni, che hanno riguardato anche altre tre persone, i militari hanno trovato e sequestrato i vestiti che i cinque avevano addosso la sera del raid, oltre che 15 grammi di cocaina, 45 grammi di hashish e materiale da taglio. A casa di uno degli arrestati è stata trovata anche una pistola scacciacani senza tappo rosso.

Il video del blitz incendiario

Il lavoro dei militari, guidati da Antonio Coppola e Cataldo Pantaleo e coordinati dalla direzione distrettuale antimafia, è partito dalle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza la sera del rogo, da cui è stato possibile isolare 5 "ignoti". Nei frame, verso l'una, si vede perfettamente uno dei ragazzi tagliare la saracinesca della pasticceria proprio con un flessibile. Poco dopo si scorge un altro - che sarebbe il 18enne, con addosso una tuta della Juve, la stessa indossata in alcune foto condivise sui social -, che con un fiammifero o un accendino appicca le fiamme dopo aver versato sul pavimento del liquido infiammabile. 

Le indagini, anche attraverso l'analisi dei tabulati telefonici, hanno permesso di accertare come i cinque giovani si trovassero quella notte - e quella notte soltanto - tutti nella zona del locale. E tutti lì contemporaneamente. Ma il gruppo avrebbe fatto anche un altro errore, gravissimo. I baby piromani, infatti, avrebbero raggiunto la "scena del crimine" a bordo di una Dacia presa a noleggio dal 20enne Claudio Pio R., che avrebbe utilizzato i suoi dati veri, compreso il numero di telefono, per registrarsi all'app della società di sharing. Tra la sera e la notte del rogo, hanno poi ricostruito investigatori e inquirenti, il giovane avrebbe effettuato quattro diversi noleggi. L'ultimo sarebbe iniziato verso le 22.20 in via Tiziano e sarebbe finito dopo le due di notte a pochi metri da casa sua. Durante l'utilizzo, stando ai dati forniti dal Gps, la macchina sarebbe rimasta per qualche minuto proprio in via Pacini. E sempre in via Pacini alcuni degli arrestati sarebbero passati anche qualche giorno prima a fare un sopralluogo, con tanto di videochiamata tra di loro. 

La pasticceria - dove lavorava il fratello di uno dei giovani finiti in manette - già nelle settimane precedenti era stata bersagliata con altri due attentati. Il primo era avvenuto il 31 luglio, quando qualcuno aveva tagliato la saracinesca - sempre con un flessibile - e aveva appiccato un rogo che aveva causato danni alla vetrina. Il secondo il 1 ottobre, con un altro incendio che aveva annerito la saracinesca, il balcone al primo piano dello stabile e distrutto la tenda del locale. Obiettivo identico, modus operandi molto simile. Il 19 ottobre, poi, il raid più grave. Che poteva non essere l'ultimo. 

Pare infatti che il 19enne Dennis P. e il 20enne Bruno Carlo A. stessero pensando di tornare a colpire, con ogni probabilità lo stesso locale. Il 28 dicembre, senza sapere di essere intercettato, il più giovane chiedeva all'amico: "Ma andiamo?", con il complice che gli rispondeva: "Abbiamo attrezzi? E personale?". Così sarebbe partita la ricerca di altri uomini per completare la banda, con lo stesso 19enne che si sarebbe tradito da solo, offrendo 500 euro a un amico per andare ad appiccare l'incendio insieme ad altri tre, svelando il pagamento verosimilmente ricevuto per il precedente blitz. Denaro che i cinque avrebbero intascato il pomeriggio dopo il rogo, come confermato indirettamente ancora dal 19enne in una chat con lo stesso amico che avrebbe prestato al gruppo il flessibile la notte del 19 ottobre. "Fra' - scriveva, sempre il 28 dicembre - come l'altra volta. La facciamo, il pomeriggio abbiamo i soldi". 

Soldi che, sottolinea il Gip nell'ordinanza, sarebbero arrivati da ignoti come "compenso quale prezzo del reato commesso". Un dettaglio che testimonia la "allarmante pericolosità sociale degli indagati", che - rimarca il giudice - "nonostante la giovanissima età hanno dimostrato un elevato grado di professionalità criminale", evidenziata sopratutto dalla "palesata disponibilità degli stessi a ricevere incarichi in cambio di somme di denaro certamente non notevoli - qualche centinaia di euro -, in tal modo prestandosi a fungere da longa manus di allo stato ignoti mandanti". Dei baby banditi al servizio di altri insomma.

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