Inchiesta Mps, pm di Milano: da Profumo e Viola nessun inganno, vanno assolti

I manager Alessandro Profumo e Fabrizio Viola sono imputati per aggiotaggio e falso in bilancio

Repertorio

Le operazioni contabili effettuate da Mps tra il 2012 e 2015 a saldi aperti “forse presentano un errore nella contabilizzazione ma di certo non hanno portato a nessun inganno per i soci e per il mercati”.

A dirlo è il pm di Milano, Stefano Civardi, che ha chiesto l’assoluzione dell’ex presidente di Mps e attuale ad di Leonardo, Alessandro Profumo, dell’ex ad Fabrizio Viola e dell’ex presidente del consiglio sindacale Paolo Salvadori nel processo che vede gli ex vertici di Rocca Salimbeni imputati a vario titolo per falso in bilancio e aggiotaggio.

Accuse che riguardano nello specifico una serie di presunte irregolarità nella contabilizzazione a bilancio di 5 miliardi di prodotti finanziari derivati legati alle operazioni effettuate con la tedesca Deutsche Bank e la giapponese Nomura: sono i derivati noti come “Alexandria” e “Santorini” che, tra il 2012 e il primo semestre 2015, sarebbero stati falsamente rappresentati come operazioni in titoli di Stato.

L'inchiesta milanese su Monte Paschi di Siena

L’inchiesta milanese, avviata dal pm Civardi insieme ai colleghi Mauro Clerici e Giordano Baggio dopo la decisione dei magistrati senesi di trasmettere alcuni atti di indagine a Milano per competenza territoriale, si concluse con una richiesta di archiviazione poi bocciata dal gip Livio Cristofano che nell’aprile 2017 ordinò l’imputazione coatta. “Oggi siamo a processo per una valutazione completamente erronea. L’equivoco è stato quello di confondere un’esaustiva rappresentazione dell’operazione con un’erronea rappresentaziome contabile. Bilanci successivi a quello del 31 dicembre 2012 fanno emergere tutte le perdite realizzate dal management precedente e non sono idonei a ingannare nessuno”.

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