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Repertorio

Repertorio

Pioltello, la testimonianza del capotreno: "Ho chiamato il macchinista urlando 'frena, frena'"

È il drammatico racconto del capotreno in servizio sul regionale del disastro. Il fatto

"Qualche minuto prima delle ore 7, mentre mi trovavo nella vettura numero 4 ho sentito un forte rumore di sassi che sbattevano violentemente sotto il vagone, ho capito che stava accadendo qualche cosa" e "ho notato che un vetro si è infranto forse colpito da un sasso. A questo punto ho chiamato con il telefono di servizio immediatamente il macchinista urlando 'frena, frena', ma in quell'attimo la carrozza (...) è uscita dal binario inclinandosi sul lato sinistro".

È il drammatico racconto del capotreno in servizio sul regionale che la mattina del 25 gennaio 2018 si è schiantato all'altezza di Pioltello, messo a verbale qualche ora dopo l'incidente. L'uomo ha spiegato di aver visto "diversi passeggeri incastrati tra le lamiere".

Il processo per il disastro di Pioltello

Il treno deragliato a Pioltello riporta alla mente una realtà che nei cittadini, specialmente i pendolari, resterà sempre presente. Anche adesso che i pm di Milano hanno chiuso le indagini per disastro ferroviario colposo e altri reati, in vista della richiesta di processo, a carico di dodici persone, ossia due manager e sette tra dipendenti e tecnici Rfi (Rete ferroviaria italiana), la stessa società, e due ex vertici dell'Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie sull'incidente ferroviario del 25 gennaio 2018 in cui morirono tre persone e decine rimasero ferite. Stralciata la posizione di due manager Trenord e della società in vista dell'archiviazione.

Rete Ferroviaria Italiana ha ottenuto un “vantaggio” economico legato al “risparmio” derivato non solo dalla “mancata tempestiva attività di manutenzione ferroviaria”, ma anche dalla “mancata e tempestiva adozione dei dispositivi di sicurezza e di strumenti idone i a impedire l’evento”. Lo scrivono i magistrati della Procura di Milano nell’avviso di chiusura indagini notificato per il disastro. L'inchiesta è condotta dalla Polfer e coordinata dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dai pm Maura Ripamonti e Leonardo Lesti.

Sono nove i manager e dipendenti di Rfi coinvolti nell’inchiesta milanese sull’incidente del treno Milano-Cremona 10452 che deragliò. Tra questi l’amministratore delegato Maurizio Gentile e il direttore di produzione di Rfi, Umberto Lebruto. Sono accusati dai pm di non aver adottato “tutte le misure di prevenzione necessarie atte a garantire l’integrità fisica di tutti i lavoratori di Trenord e di tutti i viaggiatori percorrenti la linea Milano-Venezia”. Inoltre i due manager non avrebbero predisposto “attrezzature idonee ai fini della sicurezza” di lavoratori e passeggeri, “non assicurando che l’infrastruttura fosse mantenuta in buono stato di efficienza per la sicura circolazione dei treni e dei veicoli”. E questo “nonostante i ripetuti e frequenti episodi di rotture di giunti su tutto il territorio nazionale”.

Quanto ai vertici dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria, il direttore Amedeo Gargiulo e il responsabile del settore ispettorato e controlli, sono accusati di “avere omesso di procedere con ispezioni e indagini nei confronti di Rfi” senza “obbligare” il gestore della rete ferroviaria italiana a mettere in atto “tutte le necessarie misure di controllo del rischio”. Le accuse contestate dalla procura di Milano ai dodici indagati sono disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose.

La rotaia spezzata e la tavoletta per tamponare

Secondo la relazione finale dei consulenti tecnici nominati dai pm, depositata lo scorso marzo, il disastro ferroviario di Pioltello è stato causato dallo "spezzone di rotaia" di 23 centimetri che "si è fratturato", nel cosiddetto 'punto zero', per "un danneggiamento ciclico irreversibile generato da condizioni di insufficiente manutenzione". E "l'assenza dei controlli US (ultrasonori)" non ha consentito di monitorare la "progressione irreversibile del danneggiamento del giunto" in cattive condizioni, anzi ci sono stati "ritardi" nella "sostituzione" proprio di quest'ultimo.

La causa del deragliamento, infatti, fu "la sopraelevazione della ruota destra" del terzo vagone del convoglio dovuta alla "interposizione dello spezzone di rotaia", quello da 23 centimetri che si staccò, "tra il binario di corsa e la ruota stessa". E la mancata "istruzione delle richieste di sostituzione" del giunto nel 'punto zero' - il cui problema era noto da almeno 11 mesi - "secondo quanto le procedure Rfi imponevano" e i "ritardi nella programmazione delle attività di sostituzione" ha permesso "all'irreversibile ammaloramento del giunto di procedere fino al cedimento finale". Per tamponare il problema, venne soltanto piazzata una tavoletta di legno sotto il giunto per evitare che la rotaia sbattesse contro la massicciata. 

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