Incidenti stradali

Drogata e ubriaca, guida a fari spenti contromano e provoca incidente mortale: la condanna

E' definitiva la condanna ad una 39enne: dovrà scontare oltre dodici anni di carcere

Dopo l'incidente (Foto Massimiliano A.)

Condannata a dodici anni e dieci mesi di carcere per avere provocato un tragico incidente stradale nella notte del 19 marzo 2014, a Milano, in viale Rubicone, dopo avere percorso contromano (e a fari spenti) qualcosa come dieci chilometri in Tangenziale. La donna, Virginia S., 39 anni, era sotto l'effetto di alcool e cocaina.

La condanna è ora definitiva: l'ha emessa la Corte di Cassazione, confermando il verdetto del 2016 della Corte d'Appello, mentre in primo grado il giudice dell'udienza preliminare aveva inflitto una pena maggiore: quattordici anni e dieci mesi.

I fatti: guida contromano ubriaca

Alla donna era stata sospesa la patente, perché qualche mese prima si era resa responsabile di omissione di soccorso dopo avere investito un pedone. Eppure era al volante di una Bmw e, a fari spenti, ha imboccato la Tangenziale Nord ad alta velocità, peraltro (come sarebbe poi emerso) utilizzando il cellulare per chiamate e sms, impiegando circa sette minuti per percorrere una decina di chilometri.

La Bmw è stata intercettata dalla polizia stradale di Arcore, che ha provato a fermarla mettendosi di traverso al centro della carreggiata. Finendo però parzialmente speronata dalla 39enne, che ha proseguito indomita la sua corsa entrando nella Milano-Meda e andando a schiantarsi frontalmente contro una Citroen Berlingo.

Nell'impatto la donna è rimasta lievemente ferita ed è stata arrestata dalla polizia locale. Il conducente della Citroen (un 42enne, Carmine Domenico Menna) è invece morto sul colpo e il passeggero gravemente ferito, trasportato d'urgenza al San Raffaele dove è stato operato chirurgicamente.

La condanna: "Dolo eventuale"

I giudici, come abbiamo riportato, hanno avuto la "mano pesante" fin dal primo grado, ritenendo che la donna si fosse macchiata non di "colpa cosciente" bensì di "dolo eventuale", cioè, tradotto dal linguaggio giuridico, avesse agito con piena consapevolezza di compiere atti illeciti e accettando rischi anche ben più gravi. Come appunto la morte di una persona. Colpa cosciente sarebbe invece se la persona, pur prevedendo l'evento, ritenesse che questo non potrebbe assolutamente accadere.

Si tratta di un caso che contiene, nello stesso tempo, davvero quasi ogni possibile violazione del codice della strada e anche peggio. Fari spenti di notte, contromano, con patente sospesa, utilizzando il cellulare, alta velocità, speronamento di un'auto della polizia, guida sotto l'effetto di alcool e droga. Ora la condanna (a dodici anni e dieci mesi) è definitiva. 

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